Una delle colture più rappresentative di questo periodo dell’anno è di certo il kaki, frutto appartenente alla famiglia delle Ebenaceae. Nonostante una leggera diminuzione in termini di produzione rispetto al 2022, confermata dai dati Istat relativi al 2023, il kaki rappresenta una coltura importante nel panorama agroalimentare italiano, coltivato principalmente in Emilia Romagna e Campania che insieme coprono l’80% della superficie destinata a questa coltura. Tuttavia , la produzione di kaki deve fare i conti con una problematica complessa per cui però non si hanno ancora delle risposte certe: le alterazioni fogliari. Di cosa si tratta?
Alterazioni fogliari del kaki: cause e sintomi
Segnalate per la prima volta nel 1947, le alterazioni fogliari del kaki si manifestano con ingiallimento diffuso delle foglie, accompagnato da necrosi delle nervature. Questa sintomatologia può limitarsi a specifiche aree della lamina fogliare o estendersi verso i bordi. La problematica, però, può interessare anche i germogli, sui quali è possibile, infatti, riscontrare ispessimenti suberosi che assumono un colore brunastro, confondendosi con la corteccia. Col progredire della problematica, i sintomi avanzati portano alla caduta precoce delle foglie, fenomeno noto come filloptosi, e dei frutti (carpoptosi), con impatti significativi sulla produttività della coltura.
Le cause di tali alterazioni non sono ancora del tutto chiare. Le ipotesi più accreditate indicano che potrebbero derivare da uno stato di stress della pianta, causato da condizioni ambientali e del suolo sfavorevoli, oppure da un’infezione virale o da un complesso di virus. La sintomatologia presenta alcune analogie con la cosiddetta “Sindrome della morte improvvisa del kaki”, già osservata in altri importanti distretti produttivi a livello mondiale. Tuttavia, risulta difficile stabilire un legame preciso tra la sindrome e uno specifico patogeno, poiché non sempre gli agenti patogeni individuati nei campioni presentano la sintomatologia tipica.

Sintomi delle alterazioni fogliari Fonte: S. Pachioli
Best practices per una buona prevenzione
Data l’incertezza sulle cause, la prevenzione rimane l’arma più efficace. La scelta di materiale d’impianto sano e certificato rappresenta il primo passo per ridurre il rischio di infezioni. Cruciale è anche la scelta del terreno che deve essere ben preparato agronomicamente e selezionato accuratamente prestando attenzione alle caratteristiche colturali del cachi. Dopo l’impianto, risultano poi fondamentali le pratiche di gestione come potatura, concimazione e irrigazione. Tutti accorgimenti che, oltre a prevenire questa problematica, contribuiscono a mantenere la pianta vigorosa e più resistente a eventuali attacchi patogeni.
Federica Del Vecchio
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