Jackfruit: il frutto tropicale più grande al mondo

Cotto ricorda la carne di maiale arrosto, da crudo un mix di mela, ananas e vaniglia, mentre da maturo sprigiona un odore pungente simile alla cipolla in decomposizione. Un frutto esotico unico, che può arrivare a costare fino a 100 euro

da Donato Liberto
jackfruit

Noto come il frutto da albero più grande del mondo, il jackfruit può superare i 30 kg di peso, con lunghezze che oltrepassano il mezzo metro e diametri prossimi ai 40 cm. La sua imponenza, tuttavia, non è l’unico elemento di interesse: sotto la buccia spessa e rugosa si nasconde una polpa ricca di fibre, vitamine e sali minerali, che lo rende un alimento prezioso nelle cucine di molte regioni tropicali.

In Europa e, più in generale nell’Occidente, il jackfruit rimane un prodotto raro e costoso. La difficoltà di reperirlo si riflette sul prezzo, un frutto di medie dimensioni, intorno ai 10 kg, può superare facilmente i cento euro. Una riflessione interessante riguarda il futuro: un frutto così ricco di benefici potrebbe diventare una coltura promettente anche in Europa, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in corso?

Origini e caratteristiche botaniche del jackfruit

Dal punto di vista scientifico, la pianta del jackfruit è classificata come Artocarpus heterophyllus, conosciuta anche come “jaca” in portoghese e “giaca” in italiano. Appartenente alla famiglia delle Moraceae – la stessa di fico e gelso – è originaria delle regioni tropicali dell’India e dell’Himalaya orientale, da cui si è diffusa in gran parte dell’Asia meridionale e sud-orientale.

Si tratta di un albero sempreverde che può superare i dieci metri di altezza. Le foglie, carnose e di forma oblunga, possono raggiungere i venti centimetri di lunghezza e sono disposte in modo alterno lungo i rami. La pianta è caratterizzata da caulifloria, ovvero dalla produzione di frutti direttamente sul tronco e sui rami principali – fenomeno riscontrabile anche nel carrubo – e da abbondante lattice presente in tutte le sue parti vegetali.
Il jackfruit è una specie monoica: fiori maschili e femminili, pur separati, si trovano sulla stessa pianta. Le infiorescenze, poco appariscenti, lasciano poi spazio a frutti dalle dimensioni eccezionali che, nonostante la loro posizione relativamente bassa lungo il tronco, rendono la raccolta un’operazione tutt’altro che agevole.

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Un frutto da record: tra dimensioni e proprietà organolettiche

Il jackfruit non è un frutto singolo, ma un’infruttescenza: un grande agglomerato che può contenere fino a 500 piccoli frutti, ciascuno avvolto in una polpa carnosa dal colore giallo intenso. Ogni bulbo racchiude un seme commestibile, che può essere consumato solo previa cottura. L’esocarpo esterno è rugoso, inizialmente verde e tendente al giallo scuro a maturazione.

Oltre alle dimensioni colossali, sono le caratteristiche organolettiche e il profilo nutrizionale a rendere il jackfruit particolarmente interessante. Da crudo, il suo sapore unisce note che richiamano mela e ananas con un retrogusto che ricorda la vaniglia. Ma la vera rivelazione arriva con la cottura quando la polpa sviluppa un sapore inaspettatamente simile alla carne di maiale arrosto.  È questa peculiarità ad averne decretato il successo come sostituto vegetale della carne, in particolare nelle cucine vegane e vegetariane.
Anche dal punto di vista nutrizionale il jackfruit non delude affatto le aspettative. Ogni 100 grammi di polpa apportano circa 95 kcal, con pochissimi grassi e un equilibrio ideale tra zuccheri e fibre. Si distingue per il contenuto di vitamina C e B, oltre che per la presenza di carotenoidi e flavonoidi dall’elevato potere antiossidante, che sostengono il sistema immunitario e proteggono pelle e vista. Non meno importanti i sali minerali – potassio, magnesio, ferro e calcio – che lo rendono un alimento completo e particolarmente indicato anche per chi pratica attività sportiva.

Unico elemento meno gradito: l’odore del frutto maturo, intenso e pungente, spesso paragonato a quello delle cipolle in decomposizione, che ne rende talvolta complessa la conservazione domestica.

Uno sguardo al futuro per il frutto più grande al mondo

Il jackfruit rappresenta una specie che unisce dimensioni da primato a un profilo nutrizionale di rilievo, collocandosi tra i frutti tropicali più versatili e promettenti. Le sue caratteristiche lo rendono potenzialmente idoneo a diventare una coltura emergente anche in nuove aree geografiche. L’aumento delle temperature e la necessità di diversificare le produzioni agricole nei Paesi mediterranei pongono infatti un interrogativo interessante: questa specie, così resistente e multifunzionale, potrebbe seguire in futuro la stessa traiettoria di avocado e mango, ormai stabilmente coltivati in Italia, Spagna e Grecia?

Per il momento il jackfruit rimane un frutto esotico e costoso, ma la sua versatilità, l’elevato valore nutrizionale e l’attenzione crescente da parte dei consumatori ne fanno una coltura che merita di essere osservata con particolare interesse in prospettiva futura.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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