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    Colture

    Giovedì, 13 Maggio 2021 08:54

    Basilicata, i soldi della droga investiti nella produzione di fragole

    Al centro dell’attività criminale scoperta, un’azienda agricola del Metapontino nella quale veniva investito denaro di provenienza illecita. 18 gli arresti scattati per droga, estorsioni e riciclaggio.

    La scoperta dell’attività criminale è avvenuta nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Potenza sul traffico di droga e su investimenti illeciti nel settore agricolo sulla costa jonica lucana.

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    Si tratta di quasi quattro milioni di euro di provenienza illecita investiti soprattutto nella produzione di fragole, dal 2013 al 2019, nel Metapontino, senza che questi transitassero su alcun conto corrente aziendale.

    Nell’ambito dell’azienda agricola venivano dunque reimpiegati i “capitali illeciti nella disponibilità del sodalizio criminale”. Tra le attività illecite svolte, anche l’acquisto in contanti di prodotti ortofrutticoli da terzi, “poi etichettati e rivenduti come produzione propria”. Si è così riusciti a “perfezionare il circuito di ripulitura dei proventi illeciti”. Secondo l’accusa, proprio grazie a questi fondi illeciti, i soci dell’azienda agricola finita al centro dell’inchiesta hanno potuto effettuare “sempre maggiori investimenti, acquistando terreni, immobili, attrezzature” - senza ricorrere al credito bancario - distorcendo così il mercato ai danni di aziende non dotate della stessa quantità di risorse.

    L’operazione ha portato all’arresto di 18 persone, con l’accusa di aver fatto parte di una associazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e marijuana, e di trasferimento fraudolento di valori, auto-riciclaggio, estorsione e incendio.

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    La Dda potentina ritiene di aver scoperto “il più raffinato e insidioso meccanismo di riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita per milioni e milioni di euro” mai scoperto finora in Basilicata. L’inchiesta ha infatti portato all’individuazione di cinque piazze di spaccio, tutte in provincia di Matera, e di specifici canali di approvvigionamento (Puglia, Calabria, Campania e Albania), tra cui anche la produzione in proprio di cannabis.
    Nell’emettere i provvedimenti cautelari, il gip non ha comunque ritenuto che vi fossero i “gravi indizi” - sostenuti dalla Procura - per contestare il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.

    L’operazione, per la quale sono stati impegnati oltre 150 tra carabinieri e militari della Guardia di Finanza, con la collaborazione “di unità cinofile del Nucleo di Tito Scalo (Potenza) e della Compagnia di Matera e con il supporto di un elicottero della Guardia di Finanza della Sezione aerea di Bari, sta interessando le province di Matera, Cosenza, Varese, Catanzaro, Parma, Milano e Brindisi”.

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    Stando alle parole del Procuratore distrettuale antimafia di Potenza, Francesco Curcio, nel corso della conferenza stampa sull’operazione, l’attività criminale accertata nel Metapontino ha causato “gravissime conseguenze per il tessuto economico e sociale”. “La presenza della criminalità organizzata nell’area jonica lucana - ha sottolineato il Procuratore - è ormai un dato endemico, accertato e dimostrato. Grazie all’attività di Carabinieri e Guardia di Finanza abbiamo constatato la distorsione della concorrenza ai danni di imprenditori onesti che si trovano di fronte a un nemico imbattibile”.

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    Ilaria De Marinis
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