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    Colture

    Martedì, 16 Marzo 2021 12:17

    Alternanza di produzione in olivo: fattori ambientali e potatura

    Con l’agronomo Thomas Vatrano e Amelia Salimonti, ricercatrice presso il CREA (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) di Rende (Cs), facciamo il punto sull’alternanza di produzione in olivo.

    Molte delle piante arboree di interesse agrario sono soggette ad alternare stagionalmente la produzione dei frutti, attraversando annate di carica (“year ON”) e annate di scarsa o assente produzione (“year OFF”).

    L’olivo è una delle specie che tradizionalmente produce ad anni alterni, situazione aggravata anche dalla gestione errata da parte degli olivicoltori di un tempo i quali, eseguendo potature e concimazioni poco razionali, hanno contribuito ad aumentarne gli effetti.

     

    Lo scopo di tale articolo è quello di focalizzare l’attenzione sui principali fattori coinvolti nel complesso fenomeno dell’alternanza di produzione.
    La biologia fiorale dell’olivo è caratterizzata da tre importanti fasi: l’induzione a fiore (“bud induction”) nel periodo di luglio, l’iniziazione (“bud initiation”) nel periodo di dicembre/gennaio e la differenziazione a fiore (“bud differentiation”) nel periodo di marzo.

    Durante l’anno di carica (“year ON”), la competizione tra gli organi vegetativi e quelli riproduttivi causerebbe una riduzione della produzione di nuovi rami fruttiferi, con conseguente produzione di un numero esiguo di fiori l’anno successivo; allo stesso modo la forte crescita vegetativa nell’anno “OFF” determinerebbe la produzione di una notevole quantità di fiori nell’anno successivo. Una produttività più costante, che però raramente si ottiene, potrebbe essere correlata a un delicato bilanciamento vegeto-produttivo, quantitativamente e qualitativamente influenzato dall’interazione di numerose variabili, tra cui quelle pedo/climatiche influenzate anche dai cambiamenti climatici in corso.

     

    Fattori responsabili dell’alternanza di produzione

    Fattori ambientali
    Fattori colturali e ambientali, così come la potatura, la siccità, l’inadeguata intensità luminosa e di freddo, possono influenzare la formazione delle gemme a fiore e favorire il fenomeno dell’alternanza di produzione.

     

    Temperatura
    L’alternanza di produzione è tipicamente promossa da un clima avverso. Una volta iniziata, in assenza di ulteriori problemi ambientali che potrebbero influenzare la produttività delle colture, lo stato di alternanza di un frutteto si perpetua tra anni di carica e di scarica. Condizioni avverse, che perdurano per 8-10 settimane prima della fioritura, possono causare l’aborto della parte femminile del fiore, l’ovario, andando incontro ai cosiddetti “fiori staminati” che non danno origine al frutto, limitando così anche il fenomeno dell’allegagione.

    La temperatura è il principale fattore ambientale che influenza il passaggio da gemme vegetative a fiorali. In particolare, è noto che le variabili climatiche durante l’inverno abbiano un ruolo importante nella iniziazione fiorale, la quale avviene fra dicembre e gennaio, contestualmente al verificarsi delle temperature medie adeguate. Per fiorire, l’olivo ha bisogno di un “input” di freddo, corrispondente a una adeguata quantità di ore a temperature inferiori a 9°C. Sono infatti le basse temperature a indurre una serie di attività metaboliche necessarie alla rottura della dormienza delle gemme, durante la fase di iniziazione fiorale. In regioni con temperature invernali uniformi, il potenziale per la differenziazione delle gemme a fiore è alto.

     

    Eccessiva umidità relativa
    A seguito dell’imperversare dei cambiamenti climatici, in diversi areali olivicoli si assiste allo scombussolamento delle variabili climatiche, con l’instaurarsi di range termici e soprattutto percentuali di umidità relativa anomali nelle stagioni considerate, andando inevitabilmente incontro all’insorgenza di patologie fungine.
    Vatrano (2019) ha segnalato alte infestazioni di cercospora (Pseudocercospora cladosporioides) in seguito a una indagine condotta su tre varietà di olivo note (cassanese, leccino, carolea) per valutarne la suscettibilità varietale in un areale con alto tasso di umidità relativa in periodi favorevoli allo sviluppo della malattia. Dai risultati è emerso che la cv. più colpita è stata la cassanese, seguita dalla cv. leccino e per ultima la cv. carolea.
    Vatrano et al., (2021), alla luce dei cambiamenti climatici che stanno favorendo lo sviluppo di patogeni minori, hanno condotto una sperimentazione sull’uso della zeolite contro la Cercospora dell’ulivo messo in confronto con fitofarmaci classici per la lotta alla malattia, da cui è emersa una pronta risposta della polvere di roccia.

     

    Stress idrico
    Lo stress idrico, in qualsiasi fase fenologica, induce uno squilibrio tra sviluppo vegetativo e riproduttivo, che potrebbe favorire l’alternanza di produzione. La siccità può inoltre avere un effetto sull’alternanza a causa di una maggiore cascola di organi riproduttivi, oltre a provocare aborto dell’ovario e problemi di impollinazione e successiva allegagione.

     

    Potatura
    La potatura è un’operazione colturale che nei primi anni di vita della pianta ha lo scopo di impostare un modello di allevamento, ed è definita generalmente “di allevamento”. Dall’entrata in produzione in poi, invece, è utile a mantenere un adeguato equilibrio tra la parte produttiva e quella vegetativa ed è definita “di produzione”.

    Gli errori più comuni che si perpetuano nei più disparati areali olivicoli sono dettati spesso da pratiche antiche, che si tramandano nel corso delle generazioni. Nella credenza popolare è uso potare in modo severo l’olivo, ricorrendo in alcuni casi a forti capitozzature, nell’annata di carica, subito dopo la raccolta, pensando che la pianta debba necessariamente non produrre l’annata successiva.


    Altra errata pratica è quella di sfoltire così tanto le chiome da far loro assumere una posizione  orizzontale, esponendo ai raggi solari la parte interna, la quale andrà incont
    ro a scottature (“sunburn”) che faranno seccare la corteccia, la quale verrà poi molto probabilmente attaccata da funghi cariogeni con conseguente blocco dei flussi di linfa discendenti.

    Potature leggere o moderate dovrebbero essere annualmente adottate per definire l’architettura della pianta, riducendo la densità delle chiome e quindi favorendo una adeguata esposizione alla luce di tutte le branche, cercando così anche di limitare l’alternanza di produzione, in accordo a quanto sostenuto da Rodrigues et al., (2018). Se, infatti, l’obiettivo è quello di regolare l’alternanza di produzione, è consigliabile un’asportazione leggera o moderata di materiale vegetale, soprattutto dopo l’anno “OFF”.

     

    A cura di: Thomas Vatrano e Amelia Salimonti
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