Colture

    Venerdì, 20 Novembre 2020 08:15

    Dalle varietà al mercato, il potenziale nascosto di fichi e fioroni

    Nell’ultimo articolo dedicato al fico ci siamo lasciati parlando dell’antica pratica della caprificazione che, proprio nel territorio pugliese, ha favorito la diversificazione varietale di questo frutto. Oggi, cercheremo di definire varietà e sviluppi di questa antica coltura.

    Sempre nel corso dell’intervento tenuto dal proferssore Giuseppe Ferrara all’interno del webinar organizzato dal Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia”, è emerso un altro aspetto importante: il potenziale varietale e commerciale ancora nascosto e tutto da scoprire di questa coltura.

    Grazie all’antica pratica della caprificazione, infatti, le cultivar di fico attualmente presenti sono:
    -Smirne, che richiede necessariamente della caprificazione per produrre fichi veri;
    -Comune, produce fioroni in quantità non elevata, non richiede necessariamente la caprificazione, ma se avviene aumenta la qualità dei frutti;
    -San Pedro, comprende cultivar che producono fioroni e fichi che necessitano della caprificazione per maturare.

    Questa distinzione, tuttavia, si può ridurre in quella più immediata tra fichi caprificabili e fichi non caprificabili.

    In base alla produzione, invece, si distinguono tre varietà di fico:
    -unifere, che producono una sola volta, solo fichi estivi (o autunnali);
    -bifere, che producono due volte, fioroni e fichi estivi;
    -trifere, che producono tre volte, fioroni, fichi estivi e fichi autunno-vernini.

    Come ribadito da Ferrara, professore di Arboricoltura generale presso l’Università di Bari, molte varietà hanno presentato delle complicazioni che ne hanno limitato la produzione. Ciononostante occorrerebbe comunque lavorare - anche con piccole produzioni - al fine di valorizzare il consumo di questo frutto, tanto fresco quanto soprattutto trasformato. Sarebbe, inoltre, opportuno affiancare un lavoro di recupero delle cultivar più precoci, che permetterebbe di aggredire il mercato in finestre commerciali più favorevoli in termini di prezzi.

    Sicuramente oggi per l’Italia i maggiori competitor sono i Paesi del Nord-Africa (Tunisia, Egitto) e, in modo particolare, la Turchia. Questa è infatti il primo produttore mondiale di fichi, anche grazie alle esportazioni nel floridissimo e ricchissimo mercato islamico. Qui, infatti, i fichi (soprattutto secchi) sono consumati abitudinariamente e, in particolare, dopo il tramonto durante il Ramadan.

    Per il mercato nazionale, tuttavia, particolarmente interessante potrebbe essere la commercializzazione del fiorone con varietà Petrelli e Domenico Tauro che - spiega il professore - sono esportabili nelle regioni dell’Italia settentrionale e in tutto il Nord Europa. Con la possibilità, tra l’altro, di poter spuntare prezzi interessanti. Basti pensare che, quest’anno, in Alto Adige, i fioroni sono stati venduti con facilità al prezzo di 8 euro/chilo.
    Essendo poi varietà precoci, i fioroni presentano un contenuto zuccherino più basso rispetto al fico. Aspetto non indifferente, se si considerano i gusti di questi Paesi che non prediligono frutti molto dolci. Saper presentare i frutti è poi fondamentale: dalla qualità al packaging, ogni passaggio andrebbe curato al fine della migliore valorizzazione del frutto. Per i fioroni, tra l’altro, l’Italia non ha grandi competitor, almeno per il momento. Diversamente dai fichi, per i quali il mercato turco - come spiegato in precedenza - rappresenta ancora una grande sfida.

    Confidando nell’inventiva e nelle capacità delle filiere italiane, il professore ha quindi indicato la strada per una nuova valorizzazione del fico. Un percorso che passa doverosamente dalla trasformazione e dall’inserimento nelle realtà gastronomiche pugliesi, puntando sulla vendita di questo frutto, secco, anche come snack.

    Ricco di fibre, ottimo per la salute e intramontabile come pochi, il fico potrebbe così ritornare all’antico splendore di un tempo, quando tavole e banchetti non potevano dirsi completi senza la sua inconfondibile e gustosissima presenza.

     

    Ilaria De Marinis
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