Colture

    Giovedì, 19 Novembre 2020 13:30

    Fico: come riscoprirlo e valorizzarlo

    Giuseppe Ferrara, professore di Arboricoltura generale presso l’Università di Bari, spiega come valorizzare il patrimonio fichicolo pugliese.

    Nel corso del webinar organizzato dal Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia” (CRSFA), nell’ambito del Piano informativo “Biodiversità e malattie emergenti”, il prof. Ferrara ha illustrato storia, diffusione e importanza del fico pugliese.


    Un frutto tutto da riscoprire e rivalutare, anche in vista di una sua maggiore diffusione nell’ambito pugliese e non solo.

    Come sottolineato dal professore, il fico sin dall’antichità ha goduto di grande apprezzamento. Progressivamente, però, la coltura è stata abbandonata per poi essere riscoperta solo negli ultimi tempi. Originario del vicino Oriente, come molte altre specie frutticole, il fico è uno dei frutti simbolo della Puglia che, in Italia, figura tra le principali regioni produttrici.

    Consumato fresco da piante spontanee già 10000 anni fa, il frutto è poi stato tra le prime specie ad esser messo a dimora, anche grazie alla sua facilità di propagazione. Con i Romani - già Seneca invogliava i suoi contemporanei al consumo di questo frutto secco - si è avuta una maggiore affermazione della fichicoltura, che gradualmente si è diffusa in diverse aree del Mediterraneo, con la produzione di numerose varietà, spesso ribattezzate con il nome della località di provenienza. Si iniziano così ad avere fichi marischi, africani, ercolani, oppure invernali.

    Sin dai tempi antichi, d’altra parte, una delle principali problematiche era rappresentata proprio dalla possibilità di commerciare e di consumare il frutto lontano dalle zone di produzione. Ancor oggi il fico, essendo facilmente deperibile e molto delicato, non riesce a trovare spazio nel mercato.

     

    Fortunatamente, però, è possibile farli seccare e, anzi, proprio questa diversa modalità di consumo ha garantito la diffusione della specie e il suo crescente apprezzamento. Una realtà confermata anche dai dati della produzione fichicola italiana. Qui - tra la fine della prima guerra mondiale e il secondo dopoguerra - si registra infatti un boom della fichicoltura che porta il Bel Paese in cima alla classifica per superfici adibite, trainato in modo particolare dalla Puglia. Nel tempo, però, questo primato è andato perso, con una drastica riduzione delle superfici coltivate. Attualmente, infatti, gli ettari in tutta Italia sono 2236, di cui solo 500 siti in Puglia.

    A detta del prof. Ferrara, a incidere negativamente sulla produzione potrebbe essere stata l’evoluzione delle tecniche di coltivazione. Con l’avvento dei moderni impianti frutticoli, infatti, si è progressivamente persa l’antica pratica dell’impollinazione incrociata, in particolare della caprificazione, passando generalmente a una produzione monovarietale con piante autofertili. In molte varietà, però, è ancora necessaria l’impollinazione incrociata. Esercitata da Blastophaga psenes, un imenottero che sverna nelle piante del caprifico, per poi fecondare la produzione estiva, la caprificazione è proprio il meccanismo che ha favorito lo sviluppo dell’ampio patrimonio varietale pugliese di fico.

     

    Sebbene il frutto nasca come specie unica, all’interno della quale caprifico e fico erano riuniti in un’unica cosa, nel tempo la natura ne ha determinato la diversificazione, con la formazione - lungo il processo evolutivo - di due piante maschili (caprifico) e una femminile. Tuttavia, se in passato si è registrata una co-evoluzione genetica, adesso si sta assistendo piuttosto a una erosione genetica.

    Come riportato dall’esperto, inoltre, la caprificazione influenza la qualità dei frutti. Effetti positivi si riscontrano, infatti, su più fronti: dalla succosità al contenuto di acidi organici, dal colore della polpa e della buccia, al contenuto di sostanze fenoliche. Si registrano inoltre aumenti di peso, consistenza e dimensioni. In altri termini, l’antica pratica della caprificazione permette un vivace fiorire e rifiorire di cultivar di fico.

    Cultivar che, se valorizzate, potrebbero allora rappresentare una risorsa ancora inedita per tutto il comparto.

     

    Ilaria De Marinis
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