Colture

    Mercoledì, 11 Novembre 2020 14:00

    Campania, rilevati attacchi di Megaplatypus mutatus su nocciolo e kaki

    Campania, rilevati attacchi di Megaplatypus mutatus su nocciolo e kaki megaplatypus mutatus parassita nocciolo kaki Campania attacco coleottero

    Originario del Sud America, il parassita continua a diffondersi in tutte le province della Campania, attaccando nocciolo, kaki e altre frutticole del territorio.

    Megaplatypus mutatus (Chapius, 1865) è un coleottero platipodide originario del Sud America. Si tratta di una specie polifaga rinvenuta per la prima volta nel 2000 in alcuni pioppeti dell’alto casertano (Campania), e attualmente diffusa in tutte le province della Campania e nei territori limitrofi del basso Lazio e del Molise.  


    Nel 2002, l’insetto è stato segnalato su ciliegio, melo e pero nell’Italia centro-settentrionale. Tuttavia, danni significativi sono stati rilevati sulla coltura del nocciolo proprio nel comune di Teano (Ce).
    Di fatti, dal 2003, in Campania il Servizio fitosanitario ha attivato un sistematico monitoraggio del parassita in tutta la regione che ha permesso di accertare che l’infestazione era localizzata unicamente nella provincia di Caserta e ancora, sei anni dopo, interessava 14 comuni.
    In realtà, per quanto attualmente contenuta, la sua potenziale distribuzione potrebbe interessare l’area costiera di diversi Paesi del Mediterraneo, soprattutto quelli interessati dalla coltivazione del pioppo, principale specie ospite del parassita, del nocciolo, del kaki e di altre specie centrali nella frutticoltura del Sud Italia.

    In ragione della sua pericolosità, infatti, dal 2007 il parassita è stato inserito nella lista EPPO A2 tra gli organismi nocivi raccomandati per una regolamentazione.

     


    Specie ospiti

    A differenza degli altri Platypodinae, il M. mutatus attacca unicamente piante vive ed è estremamente polifago. Nell’areale casertano è stata infatti verificata la presenza del parassita su diverse specie: pioppo, quercia, pero, nocciolo, eucalipto, noce, pesco, albicocco, melo, quercia, gelso, fico, robinia e castagno.
    D’altra parte, come emerso da studi sull’etologia dell’insetto realizzati in Campania, l’insetto non  riesce a completare il ciclo su tutte le specie, ma solo su alcune di esse. A confermarlo, la fuoriuscita nel 2007 di nuovi adulti solo su pioppo, nocciolo e melo. Diversa appare, invece, la situazione su altre specie vegetali, come il ciliegio. In questo caso, infatti, pur osservando un gran numero di fori di penetrazione, le gallerie dell’insetto rimangono superficiali, limitate a pochi centimetri, e soprattutto risultano non attive.
     

    M. mutatus: attacco e conseguenze
    In Campania il parassita è stato ritrovato su nocciolo, ippocastano, kaki, noce, melo e pero, sui quali sicuramente riesce a completare il ciclo. Come per il ciliegio, però, molte altre specie vegetali colpite sono in grado di ostacolarne la colonizzazione, reagendo alla escavazione delle prime gallerie, realizzate dal maschio, attraverso l’emissione di abbondanti essudati resinosi/gommosi che ostruiscono le gallerie, oppure con l’emissione di elevati quantitativi di linfa che portano all’espulsione dell’insetto. Tuttavia, anche in questi casi, gli attacchi determinano un indebolimento della specie vegetale e, in casi più gravi, la morte della pianta.

    Le gallerie realizzate dopo l’accoppiamento sono ad andamento irregolare, realizzate sullo stesso piano orizzontale. Questa caratteristica porta a un indebolimento strutturale delle piante ad alto fusto, soprattutto il pioppo, che in occasione di forti venti possono schiantarsi a terra.

    Per quanto riguarda gli alberi da frutto, invece, l’attacco di M. mutatus può indurre una sensibile riduzione della produzione dei frutti e, in casi estremi, la morte delle piante.


    Come si diffonde il parassita

    La diffusione di M. mutatus può avvenire attraverso lo spostamento naturale, tramite il proprio volo, sebbene piuttosto limitato. Decisamente più rapida è invece l’introduzione del parassita tramite spostamento di materiali d’impianto, tronchi, segati o imballaggi di legno infestati.

    - I materiali d’impianto possono essere considerati potenziali mezzi di diffusione di M. mutatus solo quando le piante hanno un diametro del tronco superiore ai 15 cm. La movimentazione di questo tipo di piante, se infestate, offre buone probabilità di sopravvivenza durante il trasporto, perché il parassita può compiere indisturbato l’intero ciclo di sviluppo all’interno delle piante vive.

    - I tronchi offrono al parassita buone possibilità di sopravvivenza durante il trasporto, anche se le forme giovanili dell’insetto sono molto sensibili alle variazioni di umidità del legno, determinando quindi la sopravvivenza solo di forme quasi mature o adulte. I tronchi, una volta a destinazione, di solito non vengono utilizzati immediatamente, ma vengono accatastati in piazzali per essere lavorati successivamente, favorendo così lo sfarfallamento di adulti che possono infestare piante vive situate nelle immediate vicinanze.

    - I segati rispetto ai tronchi vanno incontro a rapide modificazioni del loro contenuto di umidità. Per questo motivo le probabilità di sopravvivenza del parassita al loro interno sono inferiori e quasi nulle per le forme larvali più giovani.

    - Le possibilità di trasporto di M. mutatus all’interno di imballaggi di legno grezzo sono paragonabili a quelle dei segati, ma la loro introduzione e circolazione all’interno dell’UE è condizionata dall’applicazione delle misure previste dall’ISPM 15 (trattamento termico ad alta temperatura o fumigazione con bromuro di metile), che sono sufficienti ad eliminare il rischio di trasporto dell’insetto.


    Interventi di difesa
    La lotta contro M. mutatus si presenta molto problematica. In particolare, per la scalarità degli sfarfallamenti, e quindi degli attacchi, e per la scarsa vulnerabilità degli adulti, in gran parte responsabili del danno. Bisogna, inoltre, tenere presente che allo stato attuale non esiste alcun prodotto fitosanitario utile a contrastare efficacemente l’insetto.

    Speranze sono comunque riposte nella strategia di cattura massale delle femmine attraverso l’utilizzo del feromone di attrazione del maschio, che tuttavia è ancora in fase di studio, quindi attualmente non disponibile.


    La situazione in Campania oggi

    Nella regione partenopea, il nocciolo e il kaki sono le principali coltivazioni frutticole che hanno manifestato attacchi consistenti di M. mutatus. A differenza di altri platipodidi, l’insetto infesta piante in buono stato vegetativo e sempre con diametro del tronco superiore a 15 centimetri: in altre parole, piante in piena produzione.

    Negli ultimi anni, anche a seguito delle limitazioni relative l’utilizzo di insetticidi ad ampio spettro d’azione, sono state rilevate gravi infestazioni del fitofago sulle predette colture, allarmando produttori e addetti al settore. Al fine di contrastare l’emergenza fitosanitaria, la Regione Campania, attraverso il proprio servizio fitosanitario, ha avviato una serie di iniziative.

    Dal 2007, infatti, collabora con i ricercatori del “Centre de Investigaciones de Plagas e Insecticidas” di Buenos Aires (Argentina) e dei Dipartimenti di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli e dell’Università degli Studi di Foggia.

    La collaborazione ha lo scopo di mettere a punto strategie di lotta a basso impatto ambientale attraverso lo studio della bioetologia dell’insetto nei nostri areali, l’identificazione di semiochimici intra e interspecifici, e l’ottimizzazione di tecniche agronomiche che possano limitare i danni e la diffusione del platipo.

    Da oltre dieci anni, inoltre, la Regione finanzia attività di ricerca finalizzate alla ottimizzazione degli attrattivi sessuali e alla loro applicazione per il monitoraggio e il controllo diretto dell’insetto, mediante tecniche di cattura massale e confusione sessuale. In tale ambito, le attività di campo sono state condotte in tutti gli areali interessati dall’infestazione, compresi quelli delle regioni limitrofe.

    Nei diversi anni l’attività di monitoraggio ha quindi permesso di individuare le specie ospiti, migliorare le conoscenze dell’area di diffusione del parassita e approfondire le interazioni tra il parassita e le condizioni pedoclimatiche dell’areale campano.

    Attualmente, con il supporto gratuito del Centro di Saggio Sagea, insieme al monitoraggio dell’insetto in diversi campi di nocciolo ubicati nel casertano e nel napoletano, si stanno inoltre valutando l’attività biologica di semiochimici interspecifici e l’efficacia di diverse strategie di posizionamento degli ordinari trattamenti insetticidi effettuati dalle aziende agricole.

    In definitiva, però, stando alle osservazioni effettuate negli anni, in termini di difesa si conferma fondamentale l’abbondante bagnatura del tronco e delle principali branche. La regolazione degli ugelli può infatti rappresentare una valida azione di contrasto a infestazioni in atto o potenziali di Megaplatypus mutatus e una buona garanzia per le nostre colture.

     

    Ilaria De Marinis
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