Colture

    Mercoledì, 07 Ottobre 2020 14:09

    Greening, alcuni peptidi potrebbero contrastare la malattia

    Scoperti peptidi che potrebbero agevolare il controllo della HLB (Huanglongbing) la malattia del "ramo giallo" che colpisce gli agrumi.

    Ricercatori dell’Università della California avrebbero evidenziato gli effetti benefici di alcune sequenze di amminoacidi (i peptidi, per l’appunto) sui batteri patogeni responsabili della malattia.


    Stando alle prime prove effettuate, il trattamento con questi specifici peptidi (per via fogliare o per iniezione al fusto) risulterebbe infatti nocivo per il Candidatus liberibacter, il batterio responsabile HLB, nota anche con il nome di Citrus greening. Tali peptidi, inoltre, sarebbero particolarmente abbondanti in alcuni agrumi selvatici e nel cosiddetto “Caviale di limone”, il Finger lime (Citrus australasica).

    Secondo questa sperimentazione, la risposta a tale patologia potrebbe risiedere in una molecola già presente in natura e trascurata dai genetisti durante la selezione delle attuali varietà commerciali di agrumi. Come spiegato da Hailing Jin, il genetista che ha scoperto la cura dopo una ricerca di cinque anni, si tratta di un peptide antimicrobico che offrirebbe molteplici vantaggi rispetto agli antibiotici attualmente impiegati per contenere il problema, efficace anche a fronte di temperature elevate.

    Nel giro di due anni, infatti, l’impiego della sostanza naturale testata dall’Università ha riportato ottimi risultati, come la drastica riduzione dei batteri e il ritorno in salute delle foglie di agrumi a distanza di pochi mesi dal trattamento.
    Il peptide, inoltre, si può utilizzare poche volte durante l’anno, rappresentando così un vantaggio economico per gli agricoltori, e può essere applicato, come fosse un vaccino, anche per proteggere le giovani piante sane dalle infezioni.
    Il trattamento è in fase di miglioramento con una tecnologia di iniezione sviluppata da Invaio Sciences, un’azienda che ha stipulato con l'Università californiana un accordo di licenza esclusivo. Questa concessione dovrebbe offrire l’opportunità al prodotto di arrivare più velocemente sul mercato.

    La tempestività, d’altronde, è un punto fondamentale nella difesa agronomica degli agrumeti a rischio. Conosciuta anche come la malattia del “ramo giallo”, la HLB colpisce infatti tutte le specie e cultivar di agrumi. La pericolosità è dettata dal fatto che è distruttiva, probabilmente la più grave e pericolosa per arancio dolce, mandarino e pompelmo, in quanto compromette longevità, produttività e qualità dei frutti. In particolare, le piante colpite manifestano deperimento con defogliazione e cascola precoce legata, almeno in parte, alla perdita di funzionalità delle radici fibrose.
    Il nome della patologia - che tradotta dal cinese significa appunto, malattia del ramo giallo - rimanda alla particolare alla colorazione giallognola di uno o più rami della pianta, mentre il resto della vegetazione è ancora verde. Questo perché alcune foglie mostrano una maculatura clorotica a chiazze, asimmetrica rispetto alla nervatura centrale, con diverse sfumature di verde e giallo «blotchy mottle», il sintomo più caratteristico della malattia. Col tempo, inoltre, l’intera lamina fogliare può diventare uniformemente gialla, presentare delle macchie verdi o manifestare sintomi simili alla carenza di zinco, associati a un portamento eretto delle foglie.

    Per quanto riguarda i frutti, invece, nella fase di invaiatura mostrano inversione di colore rispetto a quelli indenni: la parte prossima al peduncolo diventa giallo-arancione e la parte stilare rimane verde. Da qui il nome greening. Asportando il peduncolo, la cicatrice risulta di color arancione rispetto al verde pallido dei frutti normali. I semi, infine, appaiono piccoli, imbruniti e/o abortiti.

    Attestata in Cina più di un secolo fa, la patologia si è poi diffusa in tutta l’Asia, giungendo gradualmente in Africa e America. Ad oggi, si stima siano quasi 100 milioni gli alberi infetti.
    Un dato che assume ulteriore rilevanza se si considera l’incidenza che avrebbe nei Paesi agrumicoli del Mediterraneo, tra cui l’Italia. Attualmente, infatti, sono due i fronti di avanzamento dell’HLB: la Penisola Araba e l’Etiopia.
    Data l’impressionante avanzata del batterio in diversi Paesi del mondo, il Servizio fitosanitario italiano ha quindi predisposto piani nazionali di monitoraggio contro l’introduzione e la diffusione degli organismi nocivi, delegando alle Regioni l’applicazione in ambito locale.

    Vista la rilevanza del settore agrumicolo per la Sicilia, proprio questa regione, partire dal 2013, ha rafforzato i controlli sugli organismi nocivi per gli agrumi. Sono stati inoltre monitorati, con cadenza quindicinale, alcuni siti di coltivazione di Murraya paniculata, arancio dolce e limone nella fascia costiera ionica e nell’area interna della provincia di Catania. Controlli visivi in campo e monitoraggio con trappole cromoattrattive non hanno comunque evidenziato presenza di sintomi di HLB e di insetti vettori.

    D’altra parte, una potenziale via di entrata per l’introduzione degli insetti vettori è rappresentata dai frutti in importazione e dai loro mezzi di trasporto. In tal senso, tuttavia, sono stati effettuati controlli nei centri di lavorazione di agrumi su frutti di limone e arancio provenienti da Sud Africa e Argentina che, al momento, non hanno evidenziato presenza di vettori. Contemporaneamente, l’Università di Catania, l’Università di Palermo e il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia hanno attivato protocolli per la diagnosi molecolare dei batteri dell’HLB conformi a quelli previsti dall’USDA (United States Department of Agriculture) e da quello in fase di approvazione dall’Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization).

    Ad ogni modo, però, la coesistenza di altre patologie che causano sintomi di sofferenza generalizzata, come il virus «tristeza» degli agrumi o i marciumi dell’apparato radicale, rendono tuttora difficile la diagnosi sintomatologica della malattia del “ramo giallo”, rappresentando così una minaccia in parte ancora sconosciuta e difficile da contrastare.

     

    Ilaria De Marinis
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