Giovedì, 23 Luglio 2020 07:05

    Mandorlo: è importante la quantità dei fiori per la resa?

    Pasquale Losciale, docente presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha proposto un interessante approfondimento sugli sviluppi della mandorlicoltura a livello mondiale.

    L’articolo scientifico è stato pubblicato (in lingua inglese) sulla rivista Italus Hortus edita dalla SOI (Italus Hortus – Review 2018, 36(3), 41-50), toccando diversi pilastri della mandorlicoltura.

     

    In questa prima parte sono riportati alcuni concetti legati all’evoluzione delle gemme, alla loro schiusura e allo sviluppo di frutti e germogli.

     

    Introduzione

    La mandorla sta "rinascendo" come un importante contributo a una dieta sana e il suo consumo negli ultimi dieci anni è in aumento in tutto il mondo. La domanda crescente è soddisfatta principalmente dagli Stati Uniti, seguita da Australia, Spagna, Iran e Italia. La bilancia commerciale è positiva per Stati Uniti e Australia, mentre Europa e Asia, con i più alti tassi di consumo, importano 2-3 volte più mandorle di quanto esportino (FAOSTAT). Questo rinnovato interesse per il consumo di mandorle suggerirebbe ampi margini per l'aumento degli impianti.

    Per diversi decenni l'Italia, in passato primo produttore di questo frutto, ha osservato piuttosto passivamente questa tendenza positiva, e la sua produzione è rimasta abbastanza stabile, mentre quella di altri paesi (Stati Uniti, Spagna e Australia) è aumentata drasticamente, adattandosi alla crescente domanda. La loro strategia vincente deriva dal pensare alla mandorla in modo moderno e degna di interesse come altre specie di frutta “ad alto reddito”. La ricerca sulle mandorle è in gran parte promossa e finanziata da programmi pubblici e Associazioni di coltivatori (ad es. Almond Board of California, Almond Board of Australia).

     

    I risultati della ricerca vengono trasferiti mediante un servizio ben organizzato che funge da "cinghia di trasmissione" tra ricercatori e coltivatori. La valorizzazione di cultivar autoctone e lo sviluppo di nuove, con caratteristiche specifiche, lo studio e l'implementazione di approcci innovativi per la gestione dei frutteti, sono tra i campi di ricerca più attivi. 

     

    Evoluzione e schiusura delle gemme

     

    Alcuni studi hanno mostrato come la resa in mandorle sia correlata più all'abbondanza di fiori che alla loro allegagione (Tombesi et al., 2017). Per questo motivo, le pratiche agronomiche dovrebbero mirare a garantire il numero più alto e costante di fiori durante la vita del frutteto. Inoltre, potrebbe essere utile stimare la produttività mediante la determinazione del carico di fiori, come una delle variabili, se non come la principale, per ideare tecniche di agricoltura di precisione. 

     

    Durante l'inverno l'albero non mostra alcuna attività visibile, in realtà si verificano numerosi processi biochimici che portano a completare la differenziazione delle gemme. Alcune settimane prima della schiusura delle gemme, l'attività delle radici aumenta e vengono prodotte nuove radici con una  maggiore capacità di assorbimento; i carboidrati immagazzinati come riserve nelle radici e nei rami vengono idrolizzati e i tessuti sono progressivamente idratati. Le basse temperature del suolo in questa fase, limitano l'assorbimento di azoto dal suolo; inoltre, le foglie sono ancora assenti, quindi non sono in grado di essere una fonte di fotoassimilati. In questa fase, le riserve immagazzinate (prodotte dall'attività fotosintetica della stagione precedente) svolgono un ruolo chiave. 

     

    L'inizio della formazione delle gemme a fiore avviene nella precedente stagione vegetativa (maggio-giugno nell'emisfero nord). Anche se questo processo non è ancora chiaro, il destino della gemma (a fiore o a legno) sembra dipendere dallo stato ormonale in questo periodo, tanto quanto dal rapporto carbonio/azoto, quindi dall’'attività fotosintetica e dallo stato nutrizionale raggiunto nella precedente stagione. 

     

    Pertanto, la funzionalità della chioma dovrebbe essere promossa il più a lungo possibile al fine di garantire forniture di fotoassimilati adeguate per la stagione successiva. Tutti gli sforzi dedicati ad un abbondante carico di fiori sarebbero inutili se l'albero non riuscisse a raggiungere i suoi requisiti di fabbisogno in freddo e in caldo. La corretta rilevazione di questi due punti chiave è stata trascurata per il mandorlo poiché questa specie non è così esigente di freddo per la sua coltivazione ed  il suo fabbisogno in caldo è ampiamente soddisfatto alle nostre latitudini.

     

    Tuttavia, nuove cultivar potrebbero migliorare l'adattabilità climatica. I cambiamenti climatici minacciano il soddisfacimento del fabbisogno in freddo necessario per interrompere la dormienza endogena delle gemme; d'altra parte, una fioritura troppo precoce metterebbe in pericolo la produzione potenziale per via dalle gelate tardive che potrebbero verificarsi quando i requisiti di freddo sono soddisfatti prima della fine dell'inverno. Diversi modelli e approcci sono stati proposti per calcolare il fabbisogno in freddo e l'accumulo di calore (Gaeta et al., 2018).

     

    Sviluppo di frutti e germogli

    Che pesco e mandorlo possano produrre ibridi indica il grado di somiglianza esistente tra queste due specie. Come nel pesco, anche nel mandorlo dopo l'allegagione una rapida e iniziale crescita del frutto è dovuta alla rapida divisione cellulare (citocinesi, stadio I). Dopo la citocinesi, durante l'indurimento del nocciolo (Fase II) il volume e il peso dei frutti rimangono abbastanza stabili e l'aumento dei lipidi e delle proteine ​​nel seme è dovuto alla conversione dei carboidrati già immagazzinati in esso. 

     

    Dopo questa fase le due specie divergono: mentre i frutti del pesco continuano a crescere grazie all'espansione delle cellule riempite di acqua e fotoassimilati, nel mandorlo, il frutto non cresce più: esocarpo e mesocarpo, infatti interrompono la loro crescita e a fine estate si fessurano (deiscenza). Le differenze tra il comportamento di crescita di queste due specie sottolineano l'importanza di gestirle correttamente. 

     

    Nel caso della pesca, si possono raggiungere rese soddisfacenti (almeno da un punto di vista quantitativo) ottimizzando la citocinesi e / o l'espansione delle cellule. Pertanto, il ritardo e le possibilità di riprendersi da errori di gestione o problemi climatici sono relativamente lunghi. D'altra parte, i margini di azione nella mandorla sono molto stretti: il frutto (incliso il seme) termina la sua  crescita  (per alcune cultivar italiane) 30-45 giorni dopo la piena fioritura. In questo breve periodo i frutti non dovrebbero subire stress (acqua, nutrienti, biotici). Essendo drupacee, i mandorli sbocciano presto, ma in questo momento le foglie sono assenti o ancora troppo piccole per fornire le sostanze nutritive al momento dell’allegagione e nei momenti immediatamente successivi.

     

    In conclusione, l’aumento della domanda di mandorle attende di essere abbinato a un’adeguata offerta quantitativa, un prodotto riconoscibile, di qualità elevata, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Per rilanciare anche in Italia la mandorlicoltura potrebbe essere utile seguire, con le debite proporzioni, degli esempi che ci giungono da oltremare con i vari “Board”, in grado di connettere e innescare relazioni tra ricerca, produzione, enti pubblici e commercializzazione.

     

     

     

    © Fruit Communication Srl.
    Tutti i diritti riservati.

    Iscrizione al Registro della Stampa presso il Tribunale di Bari n° 723/12 del 22/03/12
    Fruit Communication Srl | Sede legale Via Noicàttaro nc - Rutigliano (BA) | Partita IVA 07969090724
    Alcuni contenuti pubblicati possono essere rielaborati da feed rss forniti pubblicamente da altri siti. Alcune foto potrebbero essere prese dal web e ritenute di dominio pubblico. I proprietari contrari alla pubblicazione possono contattare la redazione scrivendo a info@fruitjournal.com e chiederne la rimozione.

    Cerca