Giovedì, 04 Giugno 2020 10:07

    La cerasicoltura pugliese al bivio

    Il comparto regionale può ancora essere fonte di soddisfazioni per gli attori della filiera. È indispensabile però far ricorso all’innovazione ed alle tecnologie disponibili, per aver certezza di raccolti di qualità ed incrementare la competitività delle imprese.

     

    Nel corso della sua evoluzione millenaria, è proprio nei momenti di crisi che il genere umano è riuscito a fare nuove scoperte e ha sviluppato nuove tecnologie che hanno poi segnato le future generazioni.

     

    In questa rincorsa verso il progresso il genio italiano si è sempre distinto. Le ansie e le apprensioni del frutticoltore, man mano che si avvicina l’avvio di una nuova stagione produttiva, si moltiplicano con l’auspicio che sia l’anno di un buon raccolto e proficuo guadagno.

     

    Oggi a fine marzo, in piena emergenza per l’epidemia causata dal Covid-19 e con le drammatiche notizie che rimbalzano per i danni causati dalle gelate, i timori aumentano e l’incertezza nel futuro cresce sull’imminente stagione della frutta estiva. Quanto appena detto vale per tutte le specie fruttifere ed anche il ciliegio non si sottrae a queste dinamiche, a maggior ragione dopo le ultime stagioni non proprio esaltanti per i risultati conseguiti. Visti i tempi che corrono, la cerasicoltura pugliese saprà ritrovare slancio e rinnovare la tendenza di crescita che ha contraddistinto la filiera regionale negli ultimi decenni? Di seguito, sono brevemente affrontati i punti di forza e debolezza, le opportunità e le minacce del comparto.

     

    Un dato di fatto

    Il ciliegio rappresenta la specie frutticola che più di altre ha beneficiato di un radicale rinnovamento in pochi lustri. L’innovazione ha riguardato la disponibilità di nuovi portinnesti nanizzanti e varietà, i sistemi di allevamento con le alte densità, i sistemi di protezione, le coperture ed in ultimo la fase di packaging e post raccolta. Il consumatore ha sostanzialmente recepito queste innovazioni per l’innalzamento della qualità dei frutti in termini di pezzatura, colore, consistenza della polpa e caratteristiche organolettiche, anche se molte volte inferiori alle aspettative. In Puglia, pur rimanendo utilizzabile un unico portinnesto – il magaleppo – questa innovazione ha riguardato la disponibilità di piante certificate, di nuove varietà, l’adozione di forme di allevamento a chioma più contenuta, come il vaso catalano e la recente proposizione del vaso multiasse, ma soprattutto il grande sviluppo delle packing house che si son dotate di moderni impianti (hydrocooling, calibratici meccaniche ed ottiche, celle di conservazione ad atmosfera controllata) per meglio valorizzare le produzioni locali.

    Multiasse nelle diverse fasi fenologiche durante la stagione, con evidenziati i tagli di rinnovo degli assi da eseguirsi ogni 3 - 4 anni.

     

    Le criticità che hanno raffreddato gli entusiasmi 

    Son bastate però le ripetute ondate di maltempo dell’ultimo quinquennio, segno dei mutati andamenti climatici anomali per la stagione, oltre alla comparsa del moscerino dei frutti rossi Drosophila suzukii, a mettere in seria difficoltà l’intero comparto e quei soggetti della filiera che più di altri avevano investito, contando su volumi crescenti delle produzioni locali e per una più completa valorizzazione della filiera del ciliegio. Le nuove macchine calibratrici a lettura ottica, in grado di evidenziare anche piccole imperfezioni dei frutti, con ciliegie compromesse da danni causati dal vento o dalla D. suzukii, finiscono per scartare o declassare gran parte della produzione conferita dai cerasicoltori, che così si sentono defraudati e non ripagati degli sforzi di tutta un’annata. Altro aspetto che rende più problematico il raggiungimento degli standard qualitativi ormai richiesti dal mercato è la riduzione che, anno dopo anno, riguarda i presidi fitosanitari consentiti per la difesa del ciliegio, in un periodo in cui aumentano però le problematiche causate da fitopatie da gestire. È possibile che dall’entusiasmo si sia passati a non credere più ed a non investire sulla coltura? Forse mancano le condizioni ideali di coltivazione, le varietà idonee, le conoscenze tecniche adeguate alla coltivazione nel terzo millennio? Le stesse criticità che stiamo vivendo, contraddistinguono il settore in altri areali tipici italiani ed in altri distretti produttivi internazionali dove però, adottando idonee contromisure, il settore viaggia a gonfie vele.

     

    Fiducia nelle soluzioni tecnologie ed in nuovi sistemi di allevamento

    Per far fronte a problematiche climatiche e fitosanitarie di nuova comparsa in tutto il mondo, è ormai imprescindibile far ricorso all’introduzione di impianti caratterizzati da forme di allevamento idonee alle coperture (teli) per una maggiore garanzia della produzione. Bisogna convincersi che questa scelta, ormai obbligata per qualsiasi imprenditore che si appresti a coltivare uva da tavola, deve valere anche per il ciliegio. Alla luce di ciò, il ciliegeto necessita di essere riprogettato per permettere l’adozione di tutte le innovazioni oggi disponibili. 

     

    Le forme di allevamento idonee

    I sistemi di allevamento devono essere prescelti in relazione alle caratteristiche delle strutture da adottare, considerando che la scelta del portinnesto è limitata al solo magaleppo, che conferisce elevata vigoria alle piante, soprattutto se supportate da impianti di fertirrigazione. Ebbene, le piante di ciliegio così gestite, necessitano di un approccio completamente diverso rispetto alla coltivazione operata in asciutto. Nella formazione del vaso classico o del vasetto multibranche (vaso catalano), l’elevata dominanza apicale ed acrotonia del ciliegio viene di solito controllata con tagli di raccorciamento invernale dei rami di un anno. Così operando, in impianti irrigui supportati da importanti apporti di fertilizzanti minerali, si favorisce uno sbilanciamento della pianta verso la fase vegetativa, a scapito della produzione dei frutti, proprio grazie alla vigoria del portinnesto. Ciò è facilmente visibile in moderni impianti di ciliegio della cultivar Ferrovia, dove i dardi si concentrano prevalentemente sulle parti esterne della chioma e vi è un prevalere di formazioni legnose nella parte interna sulle porzioni produttive, portando ad un'efficienza produttiva ridotta ed insoddisfacente. Con l’adozione del vaso multiasse, una novità per il comprensorio pugliese, principalmente per il differente approccio adottato nella fase di allevamento, si è invece riusciti a riequilibrare la vigoria mantenendo produttive anche le parti basse ed interne della pianta. Gli assi del vaso multiasse concorrenti tra di loro, permettono così di “ammortizzare” la vigoria della pianta, ricoprendosi da cima a fondo di dardi, con la conseguenza di incrementare il potenziale produttivo.

     

    Le coperture

    L’utilizzo di coperture protettive sul ciliegio, ed in frutticoltura più in generale, meritano un’ampia trattazione che Fruit Journal affronterà nei prossimi numeri. Per il ciliegio, laddove rappresentano ancora una rarità nelle nostre zone, in altri areali sono soluzioni ampiamente adottate. Le tipologie più diffuse sono con funzione di protezione dalla pioggia e ci sono differenti soluzioni “chiavi in mano” proposte da numerose aziende produttrici di strutture di sostegno e reti, come anche realizzazioni fatte in proprio dai frutticoltori. Negli ultimi anni, la necessità di proteggersi contro insetti dannosi come la mosca Rhagoletis cerasi e la D. suzukii prevede la copertura monofila con reti antinsetto (es. Alt’Carpo o Keep in touch), chiaramente adottabile esclusivamente per i sistemi di allevamento a parete. La certezza di portare a termine la stagione con frutti non danneggiati ed integri, rappresenta di per sé garanzia di una buona quotazione del prodotto e deve costituire l’obiettivo ultimo per il cerasicoltore.

     

    La scelta varietale

    Riporre il successo del ciliegeto solo sulla scelta varietale è strategia avventata e priva della dovuta conoscenza di cosa richiede il mercato: prima di tutto frutti di pezzatura elevata e consistenza della polpa. Le varietà con tali connotati sono innumerevoli, proposte dai programmi di breeding sviluppati in diverse parti del globo. Fare una lista di quelle disponibili e proposte dai vivaisti specializzati ed in regola rispetto alle norme che disciplinano le privative sulle novità varietali, si ridurrebbe ad un mero elenco di nomi, senza alcun dato sul loro comportamento nelle nostre zone. La vecchia Lapins, autofertile, lanciata dai canadesi di Summerland nel 1983, o la Bing, selezionata in Oregon nel 1875, rappresentano ancora varietà al top tra quelle esportate dagli areali produttivi del Nord Pacifico - Nord California, Oregon e Washington ed a Sud, dal Cile, grazie agli accorgimenti e gestioni tecniche messe in atto dai cerasicoltori di quelle aree. Ritornando alle novità varietali, di seguito alcune segnalazioni di quelle che sembra stiano dando i risultati ricercati. I californiani di SMS Unlimited LLC propongono varietà di grosso calibro come Nimba (-3/5 Burlat, impollinata da Pacific Red); Pacific Red (-3/5 Burlat, autofertile), Rocket (+2, impollinata da Rocket, Burlat, Santina, Giant Red) e, nell’immediato futuro, altre ancora siglate come SMS 1, candidata a sostituire la Brooks (+13), SMS 16 (+10) autofertile, SMS 33, tardiva dopo Staccato® sempre dalla California da SDR Fruit LLC proviene Frisco (+1, autofertile). IFG (International Fruit Genetics, Bakersfield, Ca), nota per le uve da tavola (Cotton Candy, Sweet Celebration ecc.) ha recentemente proposto varietà contraddistinte dal basso fabbisogno in freddo, resistenza alle alte temperature estive, polpa soda e grossa pezzatura dei frutti. Esse potrebbero far comparsa in futuro, anche se attualmente non si hanno dati sul loro comportamento nei nostri ambienti. Per dovere d’informazione, quelle a basso fabbisogno in freddo (200-500 ore), autoincompatibili, sono Cherry CrunchTM (+ 6), Cher-ry BurstTM (+ 8), Cherry GrandTM e Cherry TreatTM (+10), oltre a Cherry MoonTM (+6) con più alto fabbisogno di freddo. La serie Royal è proposta da Zaiger Genetics (Modesto, Ca); tra esse si segnalano le autofertili Royal Tioga (+3), a basso fabbisogno in freddo (300 ore), Royal Lafayette® (+16) e Royal Helen (+28), che hanno evidenziato buone performance nella sperimentazione e validazione condotte nel Sud Est barese. Sempre dalla California, Marvin Nies propone Early Red®Maraly (-2, impollinata da Giant Red® e Burlat) e Giant Red® Mariant (stessa epoca Burlat impollinata da Early Red® e Bur-

    lat). Dal Canada, Summerland Variety Corp (SVC) che per primo diffuse le varietà autofertili, meritano una menzione Sabrina® (+7), Samba® Sumste (+10) e la tardiva Staccato® (+42). Passando all’Europa, dalla Francia, INRA / CEP Innovation propongono una serie di varietà, tutte che necessitano di impollinazione: Folfer* (+10), Ferdouce* (+12), Fertille* (+15), Fermina* (+18), Ferdiva* (+30), Fertard* (+40). In Ungheria il NARIC, sorto dal precedente centro di frutticoltura di Budapest, propone la serie di varietà di seguito elencate. Rita® (-7), Sandor® (-3), Tunde (+1), Petrus® (+2), Annus® (+5), Carmen® (+10), Vera® (+12), Aida® (+15), Paulus® (+20), Alex® (+30). Di queste, positivi riscontri in zona hanno riguardato Carmen e Vera. Dalla Repubblica Ceca le varietà del VSUO Holovuosy sono state selezionate per la resistenza al cracking ed alle gelate tardive ed è possibile che possano essere proposte da vivaisti che ne prenderanno la concessione. Felicita (+20) autofertile, e le autosterili Kasandra (+4), Christiana (+13) Early Korvik (+15), Tamara (+28), Irena (+31). Due varietà tardive che si son ben affermate per l’elevata resistenza alla pioggia ma, dato il loro elevato fabbisogno in freddo non appaiono proponibili per i nostri ambienti sono la ceca Kordia – Attika® (+24), di origine ignota, diffusa dal 1991 ed impollinata da Sunburst e Summit, e la tedesca Regina (+30), rilasciata nel 1981 dal Julius Kuhn Institute, impollinata da Sunburst, Van e Stella. Per completezza di informazione, al fine di conoscere possibili proposte future, l’Istituto Bavarese per la Viticoltura e Orticoltura di Veishocheim in Germania ha costituito alcune varietà della serie Prim® di grossa pezzatura, che si impollinano tra di loro e caratterizzate da resistenza al cracking: Prim 2.1®, Prim 2.3® (+2) e Prim 3.1® (+5), a cui si affiancano le varietà autofertili a maturazione tardiva e di grosso calibro Final 10.4® (+37), Final 11.3® (+40), Final 12.1® (+43) e Final 13.1® (+50).

    In Italia, l’innovazione varietale è targata DISTAL dell’Università di Bologna, a cura del dr. Stefano Lugli da oltre 30 anni. Alle serie Star lanciata negli anni ’90, con varietà contraddistinte dall’essere autofertili, è seguita la più recente serie Sweet®, un gruppo varietale di elevata qualità che copre un periodo di raccolta di 5 settimane, con uguali caratteristiche organolettiche ed estetiche, contraddistinte da: calibro minimo 28mm, durezza della polpa intorno ai 400gr, colorazione della buccia 4-6 della scala Ctifl, contenuto zuccherino ≥ 18°Brix ed acidità 7-8g/l. In ordine di maturazione le varietà sono Sweet Dave® PA8UNIBO (=Burlat), Sweet Aryana® PA1UNIBO (+4), Sweet Lorenz® PA2UNIBO (+10), Marysa® PA6UNIBO (+12), Sweet Gabriel® PA3UNIBO (+14), Sweet Valina® PA1UNIBO (+4), Sweet Saretta® PA5UNIBO (+24), Sweet Aryana® PA7UNIBO (+7). I frutti sono molto belli, ma queste varietà devono necessariamente essere impollinate tra di loro e mostrano suscettibilità al cracking per cui devono essere coltivate sotto copertura.

    Da sinistra a destra: varietà di ciliegio Sweet Lorenz® PA2UNIBO* e Staccato®.

     

    La difesa del ciliegeto contro le avversità biotiche

    Negli ultimi anni c’è stata l’introduzione di nuovi organismi nocivi alieni (D. suzukii) e si è verificata una maggiore suscettibilità delle nuove varietà a malattie già note (come nel caso della moniliosi sulle cv autofertili che producono manicotti di frutti), a fronte di una riduzione dell’utilizzo o al ritiro completo di principi attivi di sintesi utilizzati in passato. Produrre frutti di qualità diventa impresa sempre più complicata e necessita di un’attenta e corretta gestione del ciliegeto, anche perché c’è maggior richiesta di prodotti bio e tutto sembra sempre più complicato. Nella difesa del ceraseto biologico, la prevenzione gioca un ruolo chiave, in quanto non è possibile pensare alle strategie di difesa classica, connotate dalla correlazione presenza del problema/interventodi difesa. Infatti, le sostanze consentite, hanno troppa poca efficacia rispetto alle molecole di sintesi della lotta tradizionale. Dal punto di vista agronomico, la vocazionalità dell’ambiente di coltivazione è fondamentale per evitare l’insorgere di fitopatie poi difficilmente controllabili. Il sesto d’impianto, la forma di allevamento e la scelta varietale, sono altrettantomimportanti alla prevenzione; sarebbe opportuno preferire sesti d’impianto non eccessivamente fitti e forme di allevamento tali da consentire l’arieggiamento e l’illuminazione di organi vegetativi e frutti, evitando il ristagno dell’umidità. È opportuno indirizzare la scelta varietale verso quelle a raccolta medio-precoce, riducendo così le infezioni batteriche, fungine e gli attacchi ripetuti di fitofagi come R. cerasi e D. suzukii, a meno che non si ricorra a sistemi di copertura dell’intero impianto con reti. Per la gestione del suolo vanno predilette quelle tecniche che ne evitano l’erosione e facilitano la coltivazione in aridocoltura, che ancora contraddistingue molti impianti. La scelta di adottare l’inerbimento, necessita però di un’attenta gestione, con ripetuti sfalci, tali da limitare il più possibile la creazione di umidità sviluppatasi dal cotico erboso cresciuto oltre misura. In generale, l’inerbimento, può permettere l’aumento nel suolo della sostanza organica, ricca di composti che conferiscono maggiore resistenza agli attacchi dei patogeni e l’incremento della biodiversità, che permette il proliferare di nemici naturali dei fitofagi del ciliegio. Irrigazione e nutrizione devono essere gestiti razionalmente, evitando il lussureggiamento vegetativo che favorisce infezioni ed infestazioni di insetti. Circa gli input nutrizionali bisogna limitare l’uso di azoto al minimo sufficiente, ricordando che l’azoto è amico di afidi e malattie fungine. È pur vero che i concetti sopra esposti con le pratiche agronomiche da attuare, sono ugualmente validi anche per la coltivazione in regime convenzionale. È possibile consultare le sostanze attive ammesse per la protezione della coltura in regime integrato e biologico nella seguente tabella.

     

    Conclusioni

    Solo facendo ricorso all’innovazione ed alle tecnologie oggi disponibili è possibile intravedere un futuro positivo per il comparto. L’obiettivo finale deve essere la garanzia di produrre frutti di qualità, non danneggiati e che poi possano essere ulteriormente valorizzati grazie agli impianti tecnologici delle packing house. Questo potrebbe voler significare l’abbandono, o la riconversione, di qualche migliaio di ettari, che sopravvivono più per motivi affettivi che per principi economici. Osservare il settore in prospettiva richiede coraggio e consapevolezza che gli investimenti necessari daranno i risultati nel medio periodo, ma permetteranno un balzo di competitività per i cerasicoltori e l’intera filiera. Le piccole esperienze fatte da qualche cerasicoltore pioniere, che ha declinato diversamente la coltura, utilizzando nuove varietà, modificando la forma di allevamento per renderla poi idonea alle coperture, indicano che i prezzi spuntati sono di 2 - 3 volte superiori alla media per varietà della stessa epoca, rendendo sostenibili gli investimenti e vincenti le scelte aziendali verso una cerasicoltura moderna.

     

    Autori: L. Catalano, D. Digiaro, C. Gentile, L. Laghezza e I. Salierno, Agrimeca Grape and Fruit Consulting - Turi (Ba)

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