Martedì, 12 Maggio 2020 11:02

    La coltivazione del pistacchio in Sicilia: caratteristiche della coltura

    La produzione mondiale di pistacchio è aumentata fortemente negli ultimi anni grazie alla capacità di questa specie di crescere in condizioni limitanti e per l’elevato prezzo che il prodotto riesce a spuntare sul mercato.

    Sulla rivista scientifica Italus Hortus edita dalla SOI, è stata pubblicata un ricerca sul pistacchi e le caratteristiche di questa coltura negli areali Siciliani. Gli autori Giulia Marino (Department of Plant Sciences, University of California, Davis, CA, USA) e Francesco Paolo Marra (Department of Agricultural, Food and Forest Sciences (SAAF), University of Palermo, Italy) sottolineano come, in Italia, le superfici interessate alla coltivazione del pistacchio, rispetto ai grandi paesi produttori come la California e l'Iran, risultano essere molto esigue e la redditività  economica limitata principalmente da: una bassa produttività  per unità di superficie, una spiccata alternanza di produzione e un lungo periodo improduttivo. Questo sistema agricolo "tradizionale" sopravvive, in un mercato globale altamente competitivo, grazie alle peculiari caratteristiche organolettiche dei pistacchi siciliani che si distinguono per l’intenso colore verde dei cotiledoni molto apprezzato dalle industrie di trasformazione e dai consumatori.

     

    Per migliorare la redditività  di questi sistemi produttivi si rende necessario attuare un programma di innovazione del comparto, con particolare riguardo alle pratiche di gestione colturale attualmente in uso. Ad esempio, la riconversione degli impianti da asciutto ad irriguo e l’adozione di tecniche di fertilizzazione razionali consentirebbe, da un lato, di aumentare le rese unitarie, dall’altro, di mitigare il fenomeno dell’alternanza di produzione.

     

    Considerando, inoltre, la scarsa disponibilità  di risorse idriche nelle aree in cui viene coltivato il pistacchio, al fine di massimizzare l’efficienza d'uso dell'acqua, l'irrigazione dovrebbe essere gestita con precisione possibilmente implementando protocolli di gestione basati sul monitoraggio diretto o indiretto dello stato idrico delle piante. Oggi la Sicilia è l'unica regione italiana a coltivare pistacchio. L'industria siciliana del pistacchio raggiunse la sua massima espansione all'inizio del XX secolo con oltre 15.000 ettari e poi diminuì progressivamente. Oggi la maggior parte dei pistacchi prodotti in Sicilia viene coltivata nelle zone dell'Etna, su una superficie pari a circa 4.500 ettari. Grazie alla capacità di questa coltura di sopravvivere e produrre con modeste o nessuna irrigazione, essa è tradizionalmente coltivata su terreni marginali e piovosi.

     

    Di recente, l'interesse per la coltivazione del pistacchio è cresciuto, portando alla piantagione sistemi di frutteto più intensivi e moderni. Tuttavia, i coltivatori siciliani fanno fatica ad aumentare le prestazioni produttive di questi frutteti, la cui resa media è la metà  di quella raggiunta in altre aree del mondo.Nell’articolo scritto per la rivista Italus Hortus, i ricercatori italiani analizzano questa peculiare realtà  agricola, come è sopravvissuta ad un mercato internazionale competitivo grazie al profilo organolettico unico del suo frutto ed evidenziamo le principali innovazioni orticole che dovrebbero essere implementate per aumentare la competitività di questo settore.

     

    Biologia ambientale ed adattabilità 

    Il pistacchio, originario delle aree desertiche, è una coltura molto rustica, tollerante alla siccità  e alle alte temperature. Le condizioni ambientali per la produzione di pistacchio devono essere caratterizzate da estati lunghe, calde e secche, che consentano la piena maturazione e sviluppo del frutto, seguite da inverni moderatamente freddi. Può sopravvivere a temperature fino a -20 °C e in estate tollera fino a +50 °C se l'umidità  dell'aria è bassa. Il fabbisogno in freddo può variare tra 36 e 69 unità  di freddo, a seconda della cultivar.

     

    Le piogge primaverili ed i venti secchi, durante la fioritura, possono influenzare l'impollinazione mentre l'umidità  dell'aria elevata durante la stagione di crescita, ed in particolare durante la crescita dei frutti, favorisce lo sviluppo di malattie fungine nei frutti e nei germogli. Negli ultimi anni, a causa della maggiore variabilità  dei modelli climatici, sono stati osservati diversi casi di mancanza di freddo durante l'inverno in Sicilia, con conseguenti ritardi nella caduta delle foglie, nella fioritura e nella riduzione della resa. Il pistacchio si adatta a diversi tipi di terreno ma richiede un buon drenaggio. È una delle colture di frutta più tolleranti al sale, con la capacità  di mantenere la piena produttività  nel suolo con conducibilità  elettrica (EC) fino a 8 dS/m dopo sei anni di irrigazione salina. Tuttavia, in un lasso di tempo maggiore (30 anni), la sensibilità  del pistacchio alla salinità  può risultare più elevata in particolare in condizioni sodiche.

     

    Numerosi studi hanno messo in luce l'elevata adattabilità  del pistacchio ai suoli salini tipici dell'area di espansione originaria, Kerman, nella zona centrale dell’Iran, dove l’EC del suolo normalmente oscilla tra 3,7 e 5,6 dS/m. Questa specie è capace di sfruttare le falde acquifere poco profonde, con un'alta concentrazione di sale, in condizioni climatiche avverse nel deserto centrale dell'Iran. Grazie a questa documentata resistenza alla salinità , la produzione di pistacchio si è espansa negli ultimi 15 anni in aree del mondo colpite da salinità  e sodicità , come il lato ovest della Central Valley in California.

     

    L’alternanza di produzione

    L’alternanza di produzione è comune a diverse colture arboree ed è stata correlata alla bassa differenziazione di gemme a fiore durante l'anno di produzione. Nel caso del pistacchio, il fenomeno dell’alternanza di produzione è peculiare, poichè le gemme a fiore si differenziano durante gli anni di carica, ma i boccioli fiorali cadono in concomitanza con la crescita dell'embrione. Come precedentemente riportato, il pistacchio proviene originariamente da zone aride e semi-aride con scarse precipitazioni in estate; in queste condizioni, gli alberi cercano di completare tutte le fasi vegetative e riproduttive dello sviluppo in un arco di tempo molto breve, tra marzo e maggio, per sfruttare appieno la conservazione dell'umidità  del suolo, data dalle precipitazioni invernali e garantire la sopravvivenza delle specie. La restante parte della stagione è dominata dalla lignificazione dell'endocarpo e dalla crescita degli embrioni.

    La caduta delle gemme a fiore inizia esattamente alla fine di giugno, dopo l'inizio della proliferazione dello zigote e si intensifica in luglio e agosto, durante la fase di più rapida crescita dell'embrione. Nonostante la chiara sovrapposizione della caduta delle gemme a fiore con la fase di crescita del frutto, il processo fisiologico che causa la cascola delle gemme a fiore è ancora in discussione. Alcuni regolatori della crescita sono direttamente coinvolti nel distacco dei boccioli, tuttavia, gli studi sperimentali non sono riusciti a caratterizzare una correlazione unica e chiara tra l'applicazione di ormoni endogeni e la cascola dei boccioli. L'ipotesi "nutrizionale" associa la caduta dei boccioli alla competizione tra boccioli ed embrioni in crescita per energia, metaboliti e azoto. Il forte coinvolgimento della limitazione delle risorse nel ciclo di fruttificazione nel pistacchio è supportato dai diversi livelli di accumulo di carboidrati osservati nei rami non portanti rispetto ai rami portanti.

     

    La dottoressa Marino ha dimostrato che l'alto carico di frutta provoca una senescenza e una caduta precoce delle foglie. Nonostante tutte queste evidenze scientifiche, l’alternanza di produzione e fruttificazione alternata nel pistacchio, potrebbero essere più complessi di quanto si pensasse in precedenza. Stevenson e Shackel, ricercatori presso University of California, hanno distinto il fenomeno dell’alternanza di produzione da una semplice risposta ai carboidrati disponibili e suggeriscono di considerare questo fenomeno, con un approccio evolutivo, come una strategia adattativa ecologica. Nei frutteti di pistacchio siciliani, l’intensità  del fenomeno dell’alternanza di produzione è maggiore rispetto ai frutteti californiani, dove la gestione razionale mira a minimizzare lo stress idrico e controllare la crescita vegetativa con potatura meccanica, oltre ad altri fattori geneticamente controllati, che consentono produzioni più elevate e costanti. L’esperta Giulia Marino, inoltre, ha dimostrato che l'irrigazione supplementare ritarda la caduta e la senescenza delle foglie di fine stagione, e contiene l’alternanza di produzione di un pistacchieto maturo irriguo.

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