Lunedì, 27 Aprile 2020 10:47

    Drosophila Suzukii: un pericolo per ciliegio, fragola e piccoli frutti

    La Drosophila suzukii matsumura (Drosofila dalle ali macchiate) è un Dittero, della famiglia dei Drosophilidae, originario del sud est asiatico.

    È stato riscontrato per la prima volta in Italia nel 2009 in Trentino, poi nel 2010 in Veneto e nel 2012 è stata confermata la diffusione in Piemonte, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna e Campania.

    Attualmente la sua presenza è confermata anche in altre regioni italiane, compresa la Puglia. In Europa è diffusa in Germania, in Slovenia, in Francia e Spagna.

    Conosciamo il nemico

    D. suzukii ha una gamma di specie ospiti molto ampia (circa 60), tra cui i più suscettibili sono: il ciliegio, i piccoli frutti (mirtillo, lampone, mora) e la fragola. Può interessare anche albicocco, pesco, nettarina, susino, alcune varietà di vite, su cachi, fico, melo, pero, pomodoro. È stata segnalata su frutti di piante ornamentali e spontanee.

    La ciliegia risulta essere forse il frutto più suscettibile ad attacchi per diverse motivazioni: l’aspetto organolettico in primis, quindi le caratteristiche di dolcezza e consistenza del frutto, oltre al colore rosso dei frutti la rendono molto appetibile, in una fase della stagione in cui risulta essere uno dei pochi, se non l’unico, ospite per questo carpofago.

    D. suzukii ha due caratteristiche che la rendono una delle pochissime specie della famiglia dei drosofilidi in grado di infestare frutta sana:

    1) la femmina ha un grande ovopositore dentellato, utilizzato per deporre le uova sotto l’epidermide dei frutti sani in prossimità della maturazione

    2) le larve hanno un potente apparato masticatore che le permette di nutrirsi scavando gallerie di dimensione sempre maggiori al crescere del carpofago. Attraverso l’attività trofica, le larve riducono in pochi giorni il frutto in poltiglia.

    I frutti così colpiti presentano inizialmente un'area depressa e molle; successivamente vanno incontro ad un rapido disfacimento a causa dell'attività di nutrizione delle larve al loro interno.

    Nelle prime ore dopo la schiusura delle uova, il danno è limitato e poco visibile tanto da poter ingannare gli operatori addetti alla raccolta e comportare un rischio di contaminazione di partite sane con altre infestate. Nell’arco di poche ore i frutti colpiti andranno incontro a disfacimento ed attacchi di muffe. Comprovata è la relazione tra D. suzukii e Botrite, Monilinia e lieviti.

    L’uovo di D. suzukii è di dimensioni molto piccole (0,6-0,8 mm), bianco, ed è deposto nei frutti e caratteristica tipicamente osservabile è che da questi si possono osservare i processi respiratori fuoriuscire dalle ferite di ovodeposizione.

    La larva è di color bianco crema, apoda, raggiunge i 3-4mm di lunghezza, prima di impuparsi. La pupa è di color bruno, di circa 3 mm di lunghezza. Una caratteristica importante è la presenza su un apice di due peduncoli su cui sono inseriti dei processi simili a piccole spine, disposti a stella. 

    Adulto di colore giallo-rossastro di 2-3 mm con le ali del maschio dotate di una macchia scura nella parte alta e subdistale, da qui gli americani l’hanno denominata Spotted Wing Drosophila (SWD), mentre la femmina ne è priva della suddetta macchia e ha un robusto ovopositore denticolato, che le permette di inserire l’uovo nella polpa dei frutti ancora intonsa.

    Il ciclo di vita è costituito dalla fase di uovo e da tre stadi larvali seguiti da fasi di pupa e adulto. Il tempo generazionale può andare da un minimo di 9 giorni a un massimo di 26 giorni, in funzione della temperatura. Questo implica che D. suzukii sia in grado di compiere un numero variabile di cicli in unica stagione compreso tra 7 e 16 generazioni.

    Lo svernamento dell’insetto avviene come adulto, nonostante siano interessati da notevoli tassi di mortalità per effetto dei freddi invernali, è meno sensibile a sbalzi termici. È stato osservato che condizioni di congelamento causino una elevata mortalità, ma non è sufficiente ad azzerare le popolazioni, infatti, si è osservato che possa sopravvivere per oltre 60 giorni durante i mesi invernali.

    Questo può essere correlato alla capacità migratoria che l’insetto possiede, infatti è stato dimostrato che il fitofago si sposti in estate da aree più calde verso zone più fresche e che a fine ciclo compia il percorso a ritroso per meglio superare l’inverno, riparandosi in aree boschive o luoghi riparati, come ambienti antropizzati.  

    Le femmine depongono complessivamente 300 – 600 uova, al ritmo di 7-16 al giorno e in numero di 1 – 3 per frutto, preferendo i frutti che si trovano nella parte basale della chioma, che è più ombreggiata, fresca ed umida. L’ovideposizione avviene fra 10 e 32°C. Più femmine possono visitare lo stesso frutto. 

    L’adulto sfarfalla al mattino e ha la sua maggiore attività quando la temperatura è attorno ai 20°C, mentre temperature superiori ai 30° ne limitano l’attività e provocano sterilità nei maschi.

    La temperatura, l’elemento maggiormente influente sullo sviluppo delle popolazioni locali di Drosophila suzukii, è strettamente condizionato dall’altimetria e dalla latitudine della zona di produzione, dall’andamento climatico stagionale, dal periodo dell’anno, dall’orografia del territorio e da altri fattori, tra cui l’umidità.

    Un’umidità relativa piuttosto elevata permettono all’insetto di vivere senza disidratarsi anche in periodi particolarmente afosi. Spesso la presenza di piccoli corsi d’acqua favorisce le condizioni di sviluppo. L’insetto è infatti piuttosto sensibile alla siccità. In assenza di acqua gli individui muoiono nel giro di poco.

    Insetti utili:

    Citando un vecchio proverbio: “Il nemico del mio nemico è mio amico”

    In natura abbiamo specie di insetti che depongono uova nella larva del fitofago e sono caratterizzate da alto livello di specificità e vengono chiamati parassitoidi. Nella gestione di D. suzukii possiamo trovare utile supporto tra gli individui appartenenti a famiglie di insetti quali Braconidae e Cynipidae.

    Studi recenti hanno osservato il comportamento di alcune specie del genere Ganaspis (Hymenoptera, Figitidae) che hanno dimostrato alto tasso di parassitismo, stesso dicasi per Trichopria drosophilae (Hymenoptera, Diapriidae), Leptopilina japonica (Hymenoptera, Figitidae) e Asobara japonica (Hymenoptera, Braconidae).

    Un’altra tipologia di insetti che può interagire con il fitofago, sono i predatori cioè quegli insetti che in uno o più stadi della loro vita si nutrono direttamente di altri insetti spostandosi e ricercando attivamente la preda nell'ambiente.

    Infatti, attività trofiche al riguardo sono state scoperte per specie di emitteri quali Orius laevigatus, Orius insidiosus (Hemiptera, Anthocoridae), Cardiastethus nazarenus, Cardiastethus fasciventris (Hemiptera, Lyctocoridae) e Dicyphus tamaninii (Hemiptera, Miridae).

     

    Autore: Dott. Luigi Amoruso

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