Mercoledì, 13 Novembre 2019 06:00

    I nuovi patogeni del melograno

    Il  melograno  (Punica  granatum  L.,  famiglia  Punicaceae)  è  una pianta antica originaria dell’Asia centrale e diffusasi poi  nel  resto  dell’Asia  e  dell’area  del  Mediterraneo,  oggi  presente  nei  cinque  continenti. 

    È  un  albero  multitronco  a  foglie caduche con aspetto cespuglioso e che, con uno specifico sistema di allevamento, può raggiungere i 5 metri di altezza. È una pianta molto rustica che si adatta bene ad ambienti e suoli di natura differente, tollerando anche condizioni estreme  caratterizzate  da  terreni  poveri,  salini,  calcarei  e  con  scarsità idrica. Il frutto, molto versatile, si presta a diversi usi: frutto fresco, succo, vino, concentrati e arilli.

    La crescente consapevolezza dei benefici derivanti dalle sue molteplici proprietà nutrizionali, farmacologiche, funzionali e cosmetiche, ha incrementato sensibilmente la domanda di frutto fresco e succo, stimolando così la produzione agricola  di  questo  prodotto  in  tutto  il  Mondo  e  incrementando  la  superficie italiana coltivata a melograno a circa 1000 ettari, ubicati quasi totalmente nel regioni del Sud, soprattutto Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria. L’aumento delle coltivazioni intensive e delle superfici totali di questa coltura ha però favorito l'introduzione di alcuni patogeni che nei primi anni non venivano osservati e che oggi, purtroppo, sono quasi sempre presenti nei melograneti. Il problema più importante da affrontare per i produttori è la mancanza di sostanze attive registrate per il controllo di tali patogeni.  Ancora  oggi  non  vi  è  corrispondenza  tra  i  problemi realmente riscontrati in campo e le malattie elencate per questa  coltura  nei  Disciplinari  Regionali  di  Difesa  Integrata.  Se  è  vero  che  il  melograno  ha  avuto  un  “boom”  produttivo  negli ultimi 8 anni è altrettanto vero che le aziende chimiche e le istituzioni non sono riuscite a tenere il passo con le crescenti difficoltà degli agricoltori.

    La cooperativa Pomgrana è una struttura organizzata che da anni opera sul territorio per superare le difficoltà e le problematiche  dei  produttori  di  melograno  distribuiti  tra  Puglia,  Basilicata e Calabria. Per questo è stato avviato un lavoro di indagine  svolto  in  collaborazione  con  Univeristà  ed  enti  di  ricerca, al fine di identificare i patogeni agenti causali delle malattie riscontrate in campo. Rilevata  l'assenza  di  sostanze  attive  utilizzabili  per  il  contenimento dei patogeni, sono state individuate soluzioni alternative mediante l'utilizzo di prodotti che non necessitano di registrazione o con autorizzazione di uso in deroga.  Il lavoro che  la  cooperativa  Pomgrana  sta  svolgendo  sul  melograno  nel Sud Italia ci ha permesso di realizzare questo articolo. Si ringrazia Domenico Annicchiarico, presidente di Pomgrana, per le informazioni fornite.

    Alternaria
    L’alternaria, conosciuta anche come “cuore nero” del melograno, è una delle patologie più importanti a livello mondiale per questa coltura. La malattia si caratterizza per l'annerimento dei frutti, nei quali il patogeno in primavera entra dal calice, mentre all’esterno il frutto continua a mostrarsi sano. L’infezione ha inizio in campo soprattutto in presenza di pioggie durante la fioritura e l'allegagione. Il fungo cresce e si sviluppa all'interno del frutto senza manifestare sintomi esterni. Su foglie si presenta con macchie nere puntiformi, (interessa da un singolo punto a più del 50% della superficie fogliare); in seguito queste diventano clorotiche e cadono. Le macchie sulle foglie che appaiono all'inizio dell'estate su tutte le cultivar sono piccole, rotonde o irregolari (1-4 mm). Ogni macchia manifesta un alone giallo-verde che circonda una lesione necrotica.

    Tuttavia i sintomi finora descritti sono variabili in funzione della varietà, del clima, del sistema di allevamento e della gestione nutrizionale.Quando si apre un frutto infetto, si osservano all’interno marciumi degli arilli, che vanno dal marrone (forma molle) a nero (forma secca), mentre all’esterno i frutti appaiono perfetti. In campo i frutti infetti da alternaria si possono identificare per il colore lievemente diverso da quello dei frutti sani: per questo motivo durante la raccolta molti frutti possono sfuggire ad un occhio meno esperto. Più semplice identificarli in fase di conservazione.

    In Paesi come California, Grecia e Israele le perdite in campo causate dall’alternaria possono raggiungere punte del 50%, mentre in Italia sono inferiori e si attestano tra 5 e 15% (variazioni dovute principalmente ai piani nutrizionali eseguiti dai produttori ed alle differnze ambientali).Uno dei danni maggiori di questa malattia riguarda la qualità del prodotto alla vendita, in quanto - come detto - il frutto alterato apparentemente sano può giungere al consumatore finale, causando sfiducia negli acquisti ed una conseguente riduzione dei consumi negli anni.Inoltre i frutti infetti non possono essere trasformati in succo, in quanto il loro utilizzo deteriora il prodotto finito.

    Sintomi di alternaria su frutti.

    Botrite
    La botrite (o muffa grigia), causata da Botrytis spp., è la principale malattia del post raccolta su melograno in tutto il Mondo. Diversi studi hanno dimostrato che la malattia si può sviluppare sia da ferite, sia da infezioni latenti che si verificano in campo durante la fioritura e che, in determinate condizioni di stress (biotici, abiotici e nutrizionali) portano a perdite più o meno gravi. L’infezione inizia in campo e le spore sono presenti nel calice già alla raccolta in forma latente, per poi svilupparsi in conservazione manifestando i tipici sintomi della malattia. Lo sviluppo di botrite è facilitato da condizioni ambientali di elevata umidità in fioritura e durante il periodo che precede la raccolta.

    Nel melograno in particolare, le infezioni sono favorite anche dalla tipica biologia fiorale e dalla morfologia del frutto; la corona infatti rappresenta un punto critico perché al suo interno restano spesso intrappolati residui fiorali (stami, pistilli e in alcuni casi petali) che possono dare il via alle infezioni botritiche e perché è difficile arrivare con le irrorazioni all’interno. Nel melograno, caratterizzato da una elevata scalarità di fioritura, diventa importante il posizionamento dei trattamenti preventivi e/o curativi, soprattutto con prodotti rameici, microganismi e zeolite. Le varietà precoci risultano maggiormente suscettibili alle infezioni di Botrytis e, rispetto alla Wonderful, manifestano già in campo i sintomi tipici della malattia. Questi si osservano dapprima sui residui fiorali all’interno della corona, per poi svilupparsi con macchie marroni traslucide alla base della corona e all’interno del frutto.

    Stadio avanzato di botrite su frutto e residui fiorali.

    Coniella granati
    L'agente patogeno, presente già in diversi Paesi nei quali si coltiva melograno, è stato isolato per la prima volta in Italia nel 2015. I sintomi osservati sui frutti in post-raccolta consistono in lesioni circolari giallo-marroni, a cominciare dalla corona ed espandendosi successivamente all’intero frutto. La parte colpita presenta un rammollimento della buccia e degli arilli. Le colonie del fungo si presentano di colore bianco cremoso, ricoperte da un abbondante micelio di colore marrone tendente al nero.

    Nei frutteti, il patogeno sverna in forma di picnidi o micelio nei cancri rameali, nelle mummie e nei residui di potatura. L'infezione sul frutto parte da ferite (fori provocati da insetti, uccelli, spine) o da screpolature naturali e può diffondersi per contatto tra frutti infetti e sani. La temperatura ottimale per la crescita del patogeno varia da 25 a 30° C; il fungo cresce lentamente al di sotto dei 15°C e si blocca a 35° C. Le perdite causate da Coniella non sono state stimate, poiché si tratta di una nuova malattia del melograno, in Italia fortunatamente non ancora molto diffusa. Nel Sud Italia si è rilevata una maggiore presenza del patogeno, dove ad oggi si stima possa aver causato fino a un 10% di mortalità delle piante in pieno campo (cancri del legno), e per il quale non esistono ancora metodi di controllo curativi.

     

    Autori: Floema - Studio Agronomico Mediterraneo

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