Mercoledì, 30 Ottobre 2019 09:19

    Strategie di rilancio per la Noce di Sorrento

    La Domenico De Lucia SpA nasce nel 1929, quando l’omonimo fondatore, all’età di diciotto anni, diede vita all’azienda campana situata nel comune di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, all’interno del distretto del “Noce di Sorrento”.

    Nei primi tempi, però, la realtà produttiva si occupava per lo più di intermediazione. Primaria importanza era dedicata anche all’import-export e alla lavorazione dei prodotti agricoli di punta della “Campania felix” (Campania antica) come meloni, uva, cetriolini, cavolfiori e cipolle. Con il primo cambio generazionale, la ditta individuale si trasforma. Gli anni ‘90 vedono l’ingresso in attività dei nipoti del fondatore, tra i quali ritroviamo il suo omonimo Domenico, che Fruit Journal ha intervistato.

    La SpA si occupa oggi soprattutto di frutta secca, prodotti di V gamma (precotti a vapore), disidratati ed anche di stampa flessografica di imballaggi. Si tratta di una solida realtà del Sud Italia, una delle più grandi aziende per volume lavorato e confezionato e che punta sul rilancio della noce di Sorrento, prodotto che costituisce il core business della società. A questo si è poi affiancata una grandissima attività di importazione di frutta secca dai maggiori distretti internazionali di produzione.La Domenico De Lucia SpA, considerando i diversi settori di cui si occupa, è da considerarsi una realtà sui generis, che riesce a far convivere al suo interno competenze agro-industriali e grafico tecnologiche.

    Il dott. Domenico De Lucia, conosciuto ai più come Mimmo, è l’attuale direttore generale dell’azienda che vede la rappresentanza legale ancora nelle mani del padre Pasquale. Con lui abbiamo discusso della “Noce di Sorrento”, cercando di comprenderne pregi e difetti.“Tra i pregi - spiega - sicuramente possiamo annoverare il gusto e la tradizione. Il consumatore apprezza la noce di Sorrento per il sapore dolce e il fascino che ritrova all’interno del nome stesso della cultivar. La parola Sorrento ha sicuramente un appeal unico che induce a sognare le soleggiate scogliere della costiera”. De Lucia sottolinea come per la noce di Sorrento attualmente esistono due posizioni contrapposte: “C’è chi afferma l’impossibilità della rinascita della nocicoltura con la varietà Sorrento e chi invece ritiene che ci siano ancora spazi commerciali molto interessanti. Questi ultimi sono convinti che bisognerebbe puntare sulla tipicità e sul terroir, però solo dopo aver risolto alcuni dei punti critici che hanno portato al ridimensionamento e quasi abbandono della sua coltivazione.

    Personalmente condivido la visione della seconda scuola di pensiero. La situazione attuale presenta sicuramente delle criticità a cui porre rimedio, ma sono molto fiducioso e credo in questa coltura”. Dall’ultimo censimento generale dell’agricoltura, che risale al 2012, risulta che in Campania sono coltivati a noce 2.000 ettari, con una produzione di circa 6.000 tonnellate.“A mio avviso - continua Domenico - il rilancio della noce di Sorrento dovrà obbligatoriamente passare attraverso lo sviluppo di cinque azioni fondamentali:
    • l’attività vivaistica, per disporre di materiale di propagazione selezionato, certificato per gli aspetti fitosanitari e completamente tracciabile;
    • il miglioramento della gestione agronomica, introducendo la tecnica del fusto basso, ossia l’adozione di una forma di allevamento a vaso impalcato a 1,30 mt dal suolo;
    • la meccanizzazione delle operazioni colturali, potatura e raccolta, per ridurre i costi di gestione e rendere la coltivazione più competitiva;
    • l’aggiornamento professionale e la formazione di quanti impegnati nella filiera nocicola;
    • costruire nuove collaborazioni tra tutti i referenti della filiera che operano sul territorio campano e favorire la creazione di forme di aggregazione per razionalizzare l’intera filiera”.

    All’interno del panorama della nocicoltura, oltre alla noce di Sorrento ci sono diverse altre varietà, ciascuna con diverse peculiarità. “Personalmente apprezzo molto la Howard, anche se essa è la meno adatta e poco popolare sul territorio italiano. Da consumatore ritengo che la migliore varietà in assoluto è la Chandler perché possiede un guscio tenerissimo. Essendo anche un coltivatore so però che si tratta di una delle cultivar più difficili da gestire, perché è poco meccanizzabile in post-raccolta ed è troppo sensibile alla batteriosi, quindi richiede troppi trattamenti.

    Le varietà Franquette e Lara agronomicamente sono assimilabili, mentre commercialmente la Franquette produce noci meno grosse rispetto alla Lara. Invece conosco pochissimo le cultivar Pedro e Chico ”. In alcuni casi le dimensioni della noce rappresentano un vantaggio all’interno di alcuni segmenti di mercato, in particolare durante la vendita del prodotto sfuso. In altri casi, invece, un frutto con un calibro troppo grande potrebbe rappresentare uno svantaggio, soprattutto se il prodotto dovrà essere sgusciato ed imbustato per essere venduto come snack all’interno di piccole confezioni.“ La gradevolezza estetica della Franquette è comunque superiore, mentre la Lara qualche volta presenta frutti deformati. Ad ogni modo - precisa - si tratta di due varietà importanti per le ottime caratteristiche dei bei frutti”. A livello nazionale sono attive delle campagne che mirano a sostenere la produzione e a rilanciare il consumo della noce, come ad esempio l’iniziativa Nucis: “Le 13 aziende italiane più rilevanti all’interno del settore della frutta secca, tra cui quella che dirigo, destinano un budget per promuovere ed organizzare incontri tecnici e campagne di marketing strategico, con il fine di stimolare il consumo delle noci.

    Vengono illustrate le caratteristiche salutistiche e nutraceutiche delle noci ed i benefici che si traggano dal loro consumo. In Campania, ad esempio, a breve si terrà un incontro che mira a far conoscere la sostenibilità dei nuovi impianti di noci di Sorrento a fusto basso, che andranno in produzione tra 7 anni. L’iniziativa gode anche del sostegno della Regione Campania e del CREA-Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agricola”. “Posso affermare che il futuro del settore a mio avviso è abbastanza roseo. I consumatori sono sempre più informati dei risvolti salutistici legati al consumo di frutta secca e i dati delle vendite sono incoraggianti. A mio avviso a segnare una crescita maggiore saranno le noci sgusciate, così come è già accaduto in altri Paesi esteri. Inoltre in Campania esiste la concreta possibilità di un raddoppio della superficie investita a noci da oggi al 2038, soprattutto in sostituzione del pesco, contraddistinto da problematiche fitosanitarie e commerciali che rendono la coltivazione non più sostenibile e redditizia ”, conclude.

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