Martedì, 29 Ottobre 2019 09:05

    Il noce da frutto, coltura frutticola intensiva e meccanizzata | seconda parte

    Nei vecchi impianti a duplice attitudine legno-frutto con cultivar a fruttificazione apicale, la forma di allevamento adottata più di frequente è il vaso impalcato a 3-5 metri (per poi ricavarne doghe di legno), con 3-4 branche principali e densità d’impianto di 100-150 piante /ha.

    Come per le altre specie frutticole, anche per il noce c’è la necessità di aumentare la densità di piantagione e le rese produttive, assicurando una maggiore copertura del suolo da parte della vegetazione. Nei nuovi impianti è necessario adottare forme più idonee a rendere possibile la meccanizzazione della raccolta e della potatura, come l’asse centrale libero a formare una piramide. Le distanze sulla fila vengono ridotte per aumentare le densità di impianto e favorire la precocità di messa a frutto. In linea generale i sesti oscillano da 8-10 m tra i filari e 6-8 m sulla fila, anche se ci sono nuove tendenze che suggeriscono densità fino a 350 piante/ha (6 x 4,5 m). Così operando, se realizzati e condotti secondo i criteri razionali, i nuovi noceti entrano in produzione sin dal 4°-5° anno dall’impianto.

    Gli interventi cesori sulle piante in fase giovanile devono essere molto contenuti per consentire un rapido sviluppo della chioma e permettere il raggiungimento dell’equilibrio chioma/radici. Al contrario, potature eccessive ritardano il raggiungimento di tale equilibrio e prolungano la fase giovanile. È fondamentale una corretta spaziatura delle foglie per ottimizzare l’intercettazione e la distribuzione dell’energia luminosa che faciliti la differenziazione a fiore delle gemme. Altro concetto da tener ben presente per il noce è la necessità di una diversa potatura per le varietà a fruttificazione apicale rispetto a quelle con fruttificazione laterale. Le prime crescono e rinnovano continuamente i rami fruttiferi, anche in fase adulta, senza la necessità di tagli di rinnovo. Nelle varietà a fruttificazione laterale, i rami fruttiferi invecchiano già agli stadi giovanili (4-5 anni) e quindi vanno rinnovati con adeguati interventi di potatura.

    Nel noce, la gemma apicale è caratterizzata da una forte dominanza nei confronti delle altre e facilita la formazione di un fusto diritto e vigoroso. Se la pianta però va in stress durante il periodo vegetativo e non raggiunge l’altezza utile per essere impalcata, essa interrompe la crescita e produce l’emissione di tanti rami anticipati; è meglio allora ritardare di un anno l'impalcatura o ripartire da gemme basali per la formazione del fusto. Sia il vaso sia la forma ad asse libero (piramide) vanno impalcate a 130-150 cm d’altezza per facilitare le operazioni di raccolta meccanica. I germogli laterali basali vanno eliminati e nel corso della stagione vegetativa si cimano e/o si piegano i germogli laterali per evitare che si sviluppino eccessivamente entrando in competizione con la freccia di prolungamento. Per il vaso, durante l’inverno si procede alla spuntatura della freccia e alla successiva ripresa vegetativa si scelgono i tre germogli meglio orientati, quanto più possibile a 120° l’uno dall’altro, per costituire le tre branche principali, che devono avere un angolo d’inserzione sull’astone di circa 40-45°, per evitare la scosciatura nel punto di inserzione per il peso della chioma e della futura produzione.

    In fase di formazione risulta fondamentale la potatura verde per eliminare succhioni e i germogli concorrenti con quelli destinati a formare la struttura della pianta. Negli anni successivi si procede all’accorciamento delle branche principali per favorire la formazione di sotto-branche e si eliminano i rami in eccesso e quelli mal inseriti all’interno della chioma. Col tempo, molto spesso, data la difficoltà di “svuotare” il centro della chioma per l’accresciuta mole delle piante, il vaso si trasforma in una forma a globo, comunque funzionale a permettere l’esecuzione di una gestione meccanica dell’impianto. La formazione della piramide non differisce molto dai criteri seguiti per altre specie da frutto. Durante gli anni, gli interventi cesori dovranno assicurare un’omogenea illuminazione della chioma con una spaziatura ed orientamento armonioso delle branche, piuttosto che a mantenere rigorosamente la forma iniziale.

    Le varietà

    Le differenti varietà possono essere distinte secondo:

    • lo stato di consumo del gheriglio (fresco o essiccato);
    • la durezza del guscio (dure, semidure e premici).Una classificazione più utile considera invece la provenienza delle varietà e le caratteristiche biologiche intrinseche.

    Le varietà europee sono caratterizzate da:

    • forte dominanza apicale che inibisce i rametti laterali;
    • fiori femminili disposti nella parte apicale e sub-apicale dei rami fruttiferi;
    • fruttificazione limitata alla parte esterna della chioma;

     tra le più note si ricordano la Noce di Sorrento con i differenti biotipi, Franquette, Fernette, Fernor e Lara.

    Le varietà nord-americane invece presentano:

    • fruttificazione laterale;
    • dominanza apicale debole;
    • fiori femminili disposti su tutta la lunghezza del ramo fruttifero;
    • rese ettariali superiori alle europee;

    Le più note sono Chandler, Howard, Hartley, Tulare, Serr, Payne, Chico e Pedro.

    Esigenze nutrizionali

    Per indicare le esigenze nutrizionali della specie è indispensabile basarsi sui dati della analisi chimiche del terreno investito dalla coltura ogni 3-5 anni, oltre che su quelli relativi all’asportazione di elementi nutritivi da parte delle piante a seguito della produzione, delle modalità di gestione del suolo (se inerbito o meno), ecc.. Considerato come specie forestale e quindi capace di un facile adattamento alle condizioni naturali, la nutrizione del noce è stata poco curata e studiata. In base all’importanza che i diversi elementi ricoprono, un piano di concimazione orientativo nei primi 5 anni può prevedere un apporto di azoto di 50 g/pianta nel primo anno fino a 250 g/pianta nel quinto, mentre nello stesso intervallo di tempo per il potassio vengono suggerite dosi crescenti a partire da 80 g fino a 400 g/pianta.

    Per il fosforo può essere sufficiente la dotazione fornita dalla concimazione di fondo eseguita a seguito delle analisi chimiche del terreno preimpianto. In fase di produzione è consigliabile frazionare gli apporti nutrizionali nel corso della stagione, partendo dall’emissione dei germogli e completando entro l’inizio dell’estate; solo il potassio può essere apportato (dal 40 al 70% del totale) durante l’autunno precedente. Recentemente sono proposti piani di concimazione per impianti produttivi che prevedono apporto di elementi nutritivi in relazione alla produttività dell’impianto.

    Gestione del suolo

    È questo un aspetto importante per la gestione degli impianti e per assicurare e mantenere la qualità dei frutti. Nei primi due anni di impianto, si consiglia la lavorazione del terreno per favorire l’approfondimento delle radici nel terreno ed un migliore ancoraggio. Successivamente è bene ricorrere alla non lavorazione, attraverso il diserbo o l’inerbimento. Queste modalità di gestione del suolo sono indispensabili per consentire un agevole transito delle macchine operatrici (potatrici, atomizzatori) e per evitare che le noci si imbrattino di terreno, essendo i frutti raccolti da terra dopo lo scuotimento dei tronchi con macchine scuotitrici. Una simile condizione facilita inoltre l’intervento delle macchine andanatrici e raccoglitrici.

    Avversità e fisiopatie

    La protezione contro patogeni e insetti riveste un’importanza cruciale considerati gli elevati standard qualitativi da assicurare alle produzioni per poter competere con quelle provenienti dall'estero. Ciò costituisce un totale cambio di approccio alla gestione del noceto, se comparato con quanto comunemente opera-to in passato. Diversi sono gli organismi nocivi che affliggono la coltura, che possono determinare danni significativi alla produzione.

    Come evidenziato in tabella, per il comportamento epide-miologico degli stessi e per le possibilità dei mezzi di difesa da utilizzare, la coltivazione del noce risulta a basso impatto ambientale. Tra le problematiche da segnalare c’è la clorosi (malattia abiotica da carenza), che spesso causa gravi problemi alla coltivazione e influisce negativamente su quantità e qualità delle produzioni, portando anche alla morte delle piante nell’arco di una sola stagione vegetativa. Essa si evidenzia come un anomalo ingiallimento delle foglie che sono più piccole del normale a causa del mancato assorbimento da parte delle radici del ferro (Fe), per il pH alcalino e la forte presenza di calcare attivo.

    I sintomi interessano dapprima le foglie più giovani, poi quelle più vecchie; nelle forme più gravi l’ingiallimento può essere completo. Il cattivo sgrondo delle acque e fenomeni di ristagno possono anch’essi essere causa di clorosi. È necessario risolvere i problemi causati alla clorosi ferrica modificando il pH del terreno con apporto di fertilizzanti a reazione acida e zolfo agricolo per rendere così maggiormente disponibile il ferro contenuto nel terreno; anche il trattamento fogliare con chelati di ferro può es-sere utile per ripristinare condizioni di vegetazione normali.

    Dati economici

    I costi di impianto di un noceto con densità di 300 piante/ha si aggira intorno ai 13.000 €.Fino al momento dell’entrata in produzione, fissata al 4° anno dall’impianto, i costi di gestione sono stimati in circa 2.000 €/anno. La piena produzione si ottiene dal 7° anno e può essere calcolata per piani d’ammortamento fino al 35° anno. La produttività raggiungibile è di 4 tonnellate di noci essiccate per ettaro, con un prezzo all’agricoltore che oscilla dai 3 ai 4 €/kg, per calibri compresi tra i 29 e 32, con una PLV di circa 15.000 €/ha. I costi di produzione, compresi quelli di raccolta, smallatura ed essiccazione sono pari a 6.500 €/anno. Il margine lordo per ettaro si aggira attorno ai 7.000 €, valore di tutto interesse se paragonato alle altre specie frutticole ad alto fabbisogno di manodopera.

    Anche il noce dispone quindi di un know how in grado di garantire soddisfazioni agli imprenditori che si vorranno cimentare con la sua coltivazione. Analogamente ad altre specie fruttifere, questa coltura ha la possibilità di espandersi negli areali produttivi meridionali, permettendo una frutticoltura meccanizzata, che produce per un mercato non in crisi ed in crescente ascesa, in grado di assicurare interessanti redditività. Il successo dipende dal rispetto della vocazionalità ambientale e dalle scelte tecniche oculate in termini di idonei materiali di propagazione da impiantare e tecnica colturale da applicare. Così operando potranno essere valorizzati territori che oggi soffrono per la crisi strutturale di altre colture, fornendo produzioni di qualità alla rinomata industria agroalimentare nazionale.

     

    Autori: Agrimeca Grape and Fruit Consulting - Turi (BA)

    © fruitjournal.com

     

     

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