Lunedì, 15 Luglio 2019 09:15

    Fico, una specie frutticola minore dalle buone potenzialità | prima parte

    Una delle prime aziende che ha investito sul fico, dalla maggioranza considerato “specie minore”, è l’OP Fratelli Ancona, il cui impianto si estende per circa 20 ettari nell’agro di Policoro (MT). Buona parte del corpo aziendale è situato in territorio lucano, ma i fratelli Ancona hanno origini pugliesi.

    La storia dell'azienda nasce infatti proprio in terra di Puglia, tra le contrade di Monopoli, territorio vocato alla coltivazione di ortaggi. Con il trasferimento nel metapontino, la famiglia Ancona ha cercato di conservare quel serbatoio di sapere e saper fare inerente la coltivazione delle orticole e, per garantire una presenza continuativa sul mercato con i propri prodotti, ha deciso di affiancare agli ortaggi la produzione di frutta. Giovanni Ancona, uno dei fratelli, spiega a Fruit Journal: "Nel metapontino c'era qualcosa che mancava nel territorio monopolitano: disponibilità di acqua, clima mite e terreni fertili, condizioni ottimali per la coltivazione di alberi da frutto.

    A cavallo tra il 1962 e il 1963 mio padre (Antonio Vito Ancona, n.d.r.) ha impiantato qui in Basilicata il primo pescheto e successivamente le prime nettarine. Si può dire che per l'epoca abbiamo fatto delle scelte avveniristiche. In quegli anni, infatti, realizzammo anche i primi impianti di fragole". Ad oggi l'azienda si estende su circa 300 ettari dedicati completamente alla frutticoltura, producendo fragole, pesche, albicocche, susine e fichi, mentre gli ortaggi vengono coltivati su terreni in fitto. 

     

    Il primo impianto di fico

    Il primo impianto intensivo di fico fu realizzato nel territorio di Monopoli, grazie alla lungimiranza di papà Antonio. Già all'epoca l'azienda riceveva il consenso dei mercati che apprezzavano la produzione di fioroni, limitata tuttavia ad un periodo di circa 20 giorni. Per tali motivi il padre con i suoi figli, Giovanni, Mario e Onofrio Ancona, cominciarono a ricercare ed individuare diversi ecotipi locali di fico. Il Sig. Giovanni ricorda: “Disponevamo di un campo prova dove ospitavamo circa 60 varietà di fichi e fioroni.

    La selezione è stata effettuata da noi personalmente. Già allora individuammo alcune varietà che sono diventate il nostro riferimento e che produciamo ancora oggi. Mio padre, da buon cacciatore, cacciava un po' di tutto, anche le idee. Un  guardacaccia, in agro di Mariotto (frazione di Bitonto, Bari), gli fece notare una pianta di fico molto interessante che mio padre seguì per due anni. Da quella pianta abbiamo prelevato del materiale di propagazione con cui abbiamo realizzato il primo impianto.

    In seguito da Monopoli abbiamo trasferito la produzione in Basilicata, aggiungendo come varietà di fico il Dottato ed in seguito il Rosa di Pisticci. Per quanto riguarda i fioroni invece abbiamo impiantato la varietà nera Domenico Tauro”.

     

                                              Ficheto dell'Az. Agricola Ancona in agro di Policoro (MT).

     

    Impianto ed operazioni colturali

    Il sesto di impianto utilizzato in azienda per la produzioni di varietà di fichi è di 6x4 m e di 8x4 m per le varietà di fioroni. Il materiale di propagazione per la realizzazione di nuovi impianti viene ottenuto all'interno della stessa azienda. Le piante vengono allevate nei primi anni attraverso l'ausilio di tutori al fine di ottenere un vaso basso e aperto che non superi i 3 metri di altezza. La prima produzione si ottiene generalmente al 4-5° anno, mentre per la piena produzione è necessario attendere il 7°-8° anno.

    Per quando riguarda la gestione del suolo, l'azienda ha optato per l'inerbimento permanente con essenze spontanee mentre l'irrigazione viene realizzata con impianto a goccia: "L' apparato radicale del fico è molto superficiale e risente notevolmente degli stress idrici; l’ideale sarebbe adottare la subirrigazione. In merito agli apporti idrici, ogni stagione è diversa dall'altra. Quest'anno abbiamo irrigato tanto e superato i 1000 metri cubi di acqua, ma il frutto aveva un peso di massimo 30 grammi. "Quello che pesa maggiormente sui costi di produzione è la raccolta. Un operaio non può raccogliere più di 80 kg di fichi nelle 7 ore lavorative. Inoltre bisogna tenere ben presente che essendo il fico un frutto molto delicato, è necessario valutare attentamente la giusta epoca di raccolta". "C'è anche un elemento - spiega Giovanni - che rende la raccolta particolarmente problematica: la pianta secerne sostanze, contenute nel lattice ma non solo, che provocano allergie e reazioni cutanee nonostante le protezioni utilizzate dagli operatori.

    Ciò rende molto difficile svolgere questa operazione e trovare del personale disposto a lavorare. Proprio per sopperire a questo problema siamo perennemente in contatto con medici e dermatologi. Si tratta sicuramente del disagio peggiore. Inoltre, nonostante la raccolta cominci dall'alba protraendosi sino alle 12:00 circa, il caldo, specialmente quest'anno, rende tutto più difficile". "Per i fichi - continua - c'è bisogno della caprificazione, una pratica indispensabile e antichissima. Per questo inseriamo piante di caprifico, una ogni 8 piante della varietà coltivata, disponendole a scacchiera. In alcune stagioni tuttavia il numero delle piante di caprifico presenti nell'impianto non è sufficiente, tant'è che dopo un accenno di ingrossamento, i frutti del fico cascolano. Se la Blastophaga psenes non riesce ad introdursi nel fico, il frutto non cresce. 

     

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