Martedì, 09 Luglio 2019 08:07

    L’influenza dei mutamenti climatici in frutticoltura | seconda parte

    L’anticipo del germogliamento e della fioritura ha due effetti principali: attacchi parassitari più precoci e maggiori rischi di danni da gelate tardive, problemi che i cambiamenti climatici non hanno cancellato.

    Per ridurre i rischi da gelate tardive, la strada intrapresa da tempo dal miglioramento genetico è quella di introdurre il carattere “fioritura tardiva”, a volte associato all’autofertilità, per le specie in cui quest’ultimo carattere non è presente, in tutte le cv (albicocco, ciliegio, mandorlo). Per i caratteri “fioritura tardiva” e “autofertilità” i successi più significativi si sono ottenuti sul mandorlo utilizzando le cv autoctone pugliesi (Tuono, Filippo Ceo, Falsa Barese, Genco, ecc.), oggi alla base della maggior parte dei programmi di breeding mondiali. Gli spagnoli, da una trentina di anni, si sono dedicati con continuità al miglioramento genetico del mandorlo ed hanno, di recente, licenziato cv che fioriscono fino a 25-30 giorni dopo la già tardiva Tuono (Malagon et al., 2017).

    L’autofertilità delle cv è sempre più importante anche per altre ragioni non direttamente legate ai cambiamenti climatici: il calo della presenza delle api che assicurano l’impollinazione della maggior parte delle piante arboree da frutto, un clima sfavorevole al volo dei pronubi nel periodo della fioritura, l’aumento delle colture protette dove, notoriamente, questi non possono essere utilizzati come impollinatori e dove la necessità di consociare più cv complica la programmazione produttiva aziendale. Il miglioramento genetico canadese (K.O. Lapins della Stazione sperimentale di Summerland in British Columbia , nel 1968, ha introdotto la cv Stella, prima cv commerciale di ciliegio autofertile) ha radicalmente cambiato il panorama cerasicolo mondiale, sia con le cv costituite a Summerland, sia fornendo i genitori autofertili a tutti i breeder nel mondo.

     

    Riposo autunnale ritardato

    Degli effetti sulla fisiologia dell’albicocco si è già detto; effetti ancora più negativi si possono verificare su altre specie: i produttori di kiwi li hanno dovuti constatare dopo le gelate precoci, prima del periodo natalizio di 4-5 anni fa. Il kiwi, all’epoca, era ancora in vegetazione e i danni sui tralci favorirono l’insediamento del batterio Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, agente della malattia PSA, con danni devastanti sugli impianti dell’Italia Centro-settentrionale. In mancanza di una lotta chimica veramente efficace contro il batterio, la soluzione al problema più concreta, con le cv attualmente disponibili, è lo spostamento della coltura verso Sud, dove questi eventi climatici sono meno frequenti. In prospettiva, il miglioramento genetico, utilizzando incroci interspecifici con specie più tolleranti al freddo, rispetto ad A. deliciosa e A. chinensis, come A. kolomitka e A. arguta consentirà di espandere la coltura anche in aree più settentrionali con minori rischi di danni da freddo precoci o tardivi, propedeutici agli attacchi del c.

     

    Innalzamento delle temperature estive

    Un effetto negativo, noto da tempo, delle elevate temperature estive è la differenziazione di ovari doppi che producono frutti gemelli nella primavera successiva; il fenomeno è frequente nelle drupacee, ma anche le pomacee possono manifestarlo. È nota una diversa sensibilità varietale di cui, in futuro, si dovrà tenerne conto per ridurre l’incidenza di questo elemento negativo sulla qualità dei frutti.

     

    Immagine in alto, frutti doppi di nettarine e di ciliegie, immagine in basso, la monilia dei frutti è il fungo più dannoso delle drupacee (a sinistra). la piovosità estiva favorisce gli attacchi della batteriosi da Xanthomonas (a destra).

    Precipitazioni anomale

    Gli esperti sono abbastanza concordi nel ritenere che oltre una diminuzione complessiva delle precipitazioni sia in atto un cambiamento della loro distribuzione nei vari mesi dell’anno, con una diminuzione di quelle invernali ed un aumento di quelle primaverili-estive (con tutte le eccezioni a tale regola come abbiamo constatato nell’estate appena finita); le conseguenze di tali cambiamenti sono una maggiore incidenza di stress biotici sulle piante in fruttificazione e la necessità di una maggiore quantità di acqua per l’irrigazione o la disponibilità di piante più tolleranti allo stress idrico.

    Per fronteggiare la minore disponibilità idrica, la soluzione più semplice è quella di privilegiare le specie e le varietà a maturazione precoce, oppure di disporre di portinnesti tolleranti la siccità. L’esempio, in tal senso più significativo, è dato dagli ibridi pesco x mandorlo utilizzati con successo per il pesco e, con l’intermedio di pesco, anche per l’albicocco. In situazioni più estreme, per le drupacee è utilizzabile il mandorlo come portainnesto, di cui esistono selezioni sia da seme che clonali. Il Prunus mahaleb è stato, per secoli, l’unico portinnesto del ciliegio in Puglia proprio per la sua idoneità in coltivazione asciutta oltre che per la resistenza al calcare.

    Così come è avvenuto per altre specie è di certo possibile selezionare, nell’ambito del P. mahaleb, cloni con diversa vigoria più adatti alla elevata densità del Santa Lucia oggi utilizzato. Il mirabolano è un’altra specie, utilizzabile come portinnesto di diverse drupacee, con buona tolleranza alla siccità e poco esplorato come nanizzante. Recenti ricerche condotte presso il Centro di ricerca di Frutticoltura di Roma dimostrano che è possibile selezionare cloni di P. cerasifera che inducono nelle cv di ciliegio innestate una riduzione della taglia delle piante analoga ai portinnesti più nanizzanti oggi utilizzati per il ciliegio. Il pero ha per il meridione una importanza limitata, ma, in prospettiva, il perastro come portinnesto può rappresentare la soluzione per la sua coltivazione in condizioni estreme di carenza idrica. Anche di perastro esistono già cloni selezionati negli anni ’80 dall’Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma che fino ad ora non hanno trovato le condizioni per essere utilizzati, ma che in futuro potrebbero essere una fonte preziosa di adattabilità ambientale in condizioni climatiche estreme.

    La resistenza alla siccità è argomento di attualità anche per la vite dove la ricerca italiana è sempre attiva, come dimostrano due nuovi portinnesti selezionati dall’Università di Milano, M2 e M4, portatori di questo carattere; il primo ottenuto da incroci tra le specie V. berlandieri, V. riparia e V. vinifera, il secondo da incroci tra V. vinifera e V. berlandieri.La maggiore piovosità estiva porterà invece ad una maggio-re incidenza di malattie che colpiscono le drupacee come la batteriosi da Xanthomonascampestris pv. pruni e la moniliosi (Monilinia laxa, M. fuctigena e M. fructicola). Le fonti di tolleranza per il pesco sono presenti, per entrambi i parassiti, nelle cv orientali (Cina, Korea, Giappone ), in paesi caratterizzati da clima monsonico (piovosità estiva) e nelle cv degli stati della Costa Atlantica degli Stati Uniti (Georgia, Carolina, New Jersey); queste fonti sono da anni utilizzate dai programmi di miglioramento genetico italiano.

    I cambiamenti climatici in atto impongono quindi di privilegiare questa linea in misura maggiore che in passato. Le intense piovosità estive e la coltivazione di cv di pesco e nettarine ad intensa colorazione rossa della buccia sono la causa di nuove problematiche, prima fra tutte una nuova fisiopatia che gli americani chiamano “inking” per le macchie, spesso scure come di inchiostro, che compaiono dopo la pioggia e che deprezzano i frutti: la sensibilità è legata al genotipo a parità di colorazione della buccia . Una vera rivoluzione , per quanto riguarda le malattie della vite (peronospora, oidio, botrite), è in atto da qualche anno a questa parte per merito soprattutto dell’Università di Udine e della Fonazione Edmund Mach di S. Michele all’Adige. La prima, in collaborazione con i Vivai Cooperativi di Rauscedo, ha selezionato diverse nuove cv da vino resistenti, partendo da varietà e selezioni di istituzioni di ricerca dell’Europa centrale e balcanica che non hanno mai cessato di ibridare la V. vinifera con viti selvatiche asiatiche (V. amurensis) e americane (V. rotundifolia, V. smalliana, V. simpsoni, V. champini, V. doaniana, V. monticola, V. cinerea, V. aestivalis, ecc.). La sola specie americana esclusa da questi programmi di miglioramento genetico è la V. labrusca che trasmette caratteri negativi come il sapore foxy, sapore di fragola e alto contenuto di metanolo.

    La Fondazione Edmund Mach ha introdotto, di recente, la serie ECO di cv di uva da vino resistenti alla botrite, selezionate nell’ambito di incroci di V. vinifera x V. vinifera, confermando che nelle specie che pure coltiviamo da secoli esiste una variabilità genetica inesplorata che ci consentirà di affrontare la sfida epocale dei cambiamenti climatici con un ragionevole ottimismo.

     

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    Autore: Carlo Fideghelli

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