Venerdì, 21 Giugno 2019 09:41

    Fichi e fioroni, tra passato e futuro | prima parte

    Frutto tradizionale delle specie arboree mediterranee, da secoli alla base della dieta di intere nazioni, il fico – fioroni e forniti – per il consumo fresco rappresenta oggi un prodotto che può arricchire e completare il paniere dell’offerta del comparto frutticolo regionale e meridionale.

    Alcune delle più importanti packing house che operano in provincia di Bari commercializzano importanti quantitativi di prodotto nel periodo di giugno-luglio, prevalentemente fiorono bianchi Petrelli e a buccia scura (nero, violcaea) degli ecotipi noti come Nero di Ruvo, Rosso di Trani, Domenico Tauro. I risultati commerciali conseguiti sembrano positivi, perché trattasi di referenza che arricchisce l’offerta del periodo, basata principalmente su ciliegie, albicocche, pesche e nettarine. I territori del litorale adriatico della provincia di Bari e del brindisino, oltre a quelli premurgiani di Terlizzi, Ruvo e Corato, rappresentano aree particolarmente vocate, che stanno guadagnando notorietà come importanti distretti produttivi.

    La possibilità quindi di diversificare gli ordinamenti colturali, affiancandosi alle produzioni di specie che risentono di crisi non più congiunturali ma strutturali, è reale. Sembra pertanto aprirsi uno spiraglio positivo per la coltura, che necessità però di essere interpretata secondo i criteri della frutticoltura razionale e di qualità, adottando tecniche di coltivazione moderne, proprio come consuetudine con le altre specie. Habitat Il fico, pianta xerofila e poco esigente, facilmente adattabile ai diversi suoli e climi, nel corso dei secoli si è diffuso in ambienti agricoli poco fertili e ancora oggi costituisce una delle specie arboree da frutto indicata per terreni difficili ed ingrati. L'elemento climatico che più condiziona la sua diffusione è la temperatura. In Europa è coltivato dal livello del mare a 1000 m di quota; è più diffuso nelle fasce costiere o collinari dei Paesi del mediterraneo caratterizzate da ventosità moderata, con numerosi giorni assoltati e piovosità contenuta (300-700 mm annui).Le temperatura minime invernali al di sotto delle quali la pianta subisce danni sono -8/-10 °C; le massime estive risultano dannose quando superano i 40 °C.

    La sua adattabilità deriva dalla capacità di assorbimento dell'acqua ed alla limitazione della traspirazione mediante foglie adattate a condizioni estreme di scarsità idrica ed esposizione al sole. Per quanto riguarda le differenti condizioni pedologiche, il fico è una specie che si adatta da quelle condizioni subacide a subalcaline; prospera in suoli calcarei e resiste in quelli sa-lini meglio di altre specie da frutto. I terreni di collina, argillosi, più superficiali e declivi e in condizioni ambientali con bassa umidità, sono i più adatti al prodotto essiccato. In pianura, i terreni profondi e fertili non sono ideali per frutti di qualità per il maggior contenuto in acqua e minore concentrazione di zuccheri, ragion per cui si conservano più difficilmente, come era già noto agli antichi. Nelle zone temperate la pianta perde le foglie nella stagione fredda, mentre nelle zone calde della fascia tropicale si mantiene sempre-verde, con frutti che maturano tutto l'anno. La botanica Il fico è caratterizzato da particolari aspetti botanici e biologici che influenzano il processo produttivo. Innanzitutto rappresenta la specie più nordica tra le circa 800 appartenenti al genere.

            Pianta di fico in impianto commerciale.

    L'albero può raggiungere anche i 10-12 m di altezza ma in coltura specializzata non supera i 3-4 m, con portamento della chioma più o meno assurgente e ramificato a seconda della cultivar. È caratterizzato da apparato radicale espanso con elevata capacità di penetrazione nel terreno, specie nei terreni aridi e profondi. Per quanto riguarda le foglie, la caratteristica del fico è quella di recare foglie di ampiezza e forma diversa sulla stessa pianta. Il fico possiede gemme a legno, a frutto e miste. Le gemme a legno sono piccole, poste all'ascella delle foglie; quelle a frutto, presenti o assenti a seconda della cultivar, sono semisferiche o sferiche, più grosse di quelle a legno, ad esse collaterali, concentrate nel tratto distale dei rami. Le gemme miste sono generalmente apicali. Oltre alle gemme normali, nel fico troviamo molte gemme latenti e avventizie.

    I fiori, racchiusi numerosissimi all'interno di una infiorescenza (ricettacolo), di cui rivestono le pareti, sono di tre tipi:

    • maschili: portano il polline, sono presenti solo nel caprifico, concentrati attorno all'ostiolo;
    • femminili brevistili: numerosi nei caprifichi, in grado di ospitare le larve della Blastophaga psenes, l’insetto imenottero che gioca un ruolo fondamentale nell’impollina-zione dei forniti;
    • femminili longistili: numerosi nei fichi eduli, nei quali stanno soli o assieme a fiori femminili brevistili. Il (falso) frutto del fico, detto siconio, deriva quindi da una infiorescenza che sviluppata diventa infruttescenza; è piriforme più o meno arrotondato o allungato, con un peduncolo di attacco al ramo ed un collo più o meno pronunciato. I siconi si possono formare a seguito della fecondazione dei fiori femminili o per partenocarpia. Se vi è fecondazione si formano i veri frutti, che sono gli acheni (granelli di 1-2 mm).

    Nel fico sono presenti due tipi di siconio:

    • fioroni partenocarpici (non richiedono impollinazione), di-sposti prevalentemente sui rami dell'anno precedente specialmente nella parte distale, maturano dai primi di giugno all'inizio di agosto;
    • forniti (fichi veri) pedagnuoli, posizionati all'ascella delle foglie dei rami dell'anno e maturanti da fine luglio ad ottobre;
    • forniti (fichi veri) cimaruoli: maturano da ottobre-novembre fino alla primavera successiva. Gli abbozzi fiorali dei fioroni iniziano a formarsi alla fine dell'estate e già ad inizio autunno entrano in quiescenza. Nella primavera successiva, alla comparsa delle foglie, cominciano a crescere e si rendono visibili.

    I fioroni hanno una fase di crescita veloce di circa 50-60 giorni, seguita da un periodo di quiescenza di circa 2 settima-ne e infine da un periodo di veloce maturazione di altre 2 settimane, nel quale si intensifica la crescita e l'accumulo di zuccheri. La fase di fioroni maturi dura in media 3-4 settimane. Per quanto riguarda i forniti invece la loro comparsa è scalare e segue la crescita dei rami: all'ascella di ogni foglia si formano 1-2 frutti. Formazione e maturazione dei frutti ter-minano quando le temperature giornaliere si abbassano.

    Nei Paesi più caldi, in Nord-Africa e Medio Oriente, la maturazione può durare invece fino a dicembre.

    La caprificazione (impollinazione)

    L'impollinazione del fico è detta caprificazione perché il polline è fornito solo dal caprifico; questo processo è conosciuto da tempo immemorabile e se ne trova traccia nelle Storie di Erodoto e nei testi di scienza naturale di Aristotele e Teofrasto. Le specie del genere Ficus hanno impollinazione entomofila, operata da insetti imenotteri specializzati. L'insetto adatto alla specie F. carica è la Blastophaga psenes, una vespa di 2 mm di lunghezza. La blastofaga sverna come uovo o larva nei frutti autunnali di caprifico che rimangono sulla pianta fino alla primavera successiva. Dopo una generazione svolta sui frutti del caprifico, le femmine fecondate escono attraverso l'ostiolo dei frutti di caprifico, sporcandosi del polline rilasciato dai fiori maschili che maturano dopo quelli femminili, e vanno ad impollinare i mammoni (seconda fruttificazione del caprifico) ed i forniti delle varietà di fico che richiedono l'impollinazione. L'impollinazione dei forniti avviene solo se fico e caprifico sono vicini in quanto la blastofaga non ha capacità di lunghi spostamenti; ciò rende ragione alla antica pratica di piantare caprifichi nei ficheti o di appendere rami di caprifico con frutti maturi sulle piante delle varietà di fico che necessitano l'impollinazione.

           Pianta di fico con rametti avvolti da sacchetti di plastica per ottenere anticipo di maturazione

    Classificazione delle varietà

    Secondo studi di popolazione condotti sull'intero panorama varietale del fico, circa l'80% delle varietà coltivate è di tipo partenocarpico, mentre il rimanente 20% richiede impollinazione. Le varietà che richiedono impollinazione per produrre forniti sono raggruppate in due classi, in base alla produzione di fioroni:

    • Smyrna con pochi o nessun fiorone (es. Troiano, Natalina, ecc.), 16% circa del totale;
    • San Pietro con fioroni come produzione principale e forniti di qualità inferiore (Petrelli, Columbro bianco e nero Citrulara, ecc.), 4% circa del totale. Le varietà partenocarpiche non richiedono impollinazione per produrre forniti, ma possono essere comunque impollinate se in prossimità di caprifichi. Nella varietà Dottato la caprificazione determina la cascola dei forniti, ha sapore più acido, buccia più scura, polpa rossastra e maggiori spaccature dell'ostiolo. Inoltre la presenza di numerosi e grossi acheni è considerata un difetto per il prodotto essiccato. Gli effetti favorevoli ottenuti con l'impollinazione sono invece l'incremento del calibro, l'anticipo di maturazione e l'incremento del contenuto zuccherino.

    Fruttificazioni

    Generalmente, tutte le varietà di fico formano fioroni e forniti, ma per quelle di tipo Smyrna e per le partenocarpiche, nella maggior parte dei casi solo i forniti arrivano a matura-zione, mentre i fioroni sono soggetti a cascola precoce o non maturano completamente. La produzione di maggiore importanza economica può essere costituta da fioroni o forniti, secondo la varietà. Vi sono varietà unifere (solo forniti), bifere (fioroni a giugno-luglio e forniti ad agosto-settembre) e trifere (con forniti tardivi autunnali nella parte apicale dei rami, che rimangono sulla pianta fino alla primavera successiva senza arrivare a maturazione).

    Le varietà unifere (Troiano, Brogiotto, Panachèe) hanno una sola fruttificazione di forniti, mentre la produzione di fioroni è inesistente o rappresentata da qualche frutto per pianta che non arriva a maturazione. Sono bifere quasi tutte le varietà a produzione principale di fioroni: Brown Turkey, Citrulara, Columbro bianco e nero, Petrelli, Rosso di Trani, Domenico Tauro, ecc. La qualità dei forniti di queste varietà è generalmente inferiore, per colore della polpa e sapore.

     

    Autori: Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl - Turi (BA)

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