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    Martedì, 02 Marzo 2021 10:41

    Nonni contadini, in Puglia oltre il 30% sulla soglia di povertà

    L’emergenza sanitaria da Covid-19 aggrava le condizioni di disagio dei contadini più anziani che oggi, in Puglia, per il 30% vivono in povertà assoluta e necessitano di sostegno economico e socio-sanitario.

    A renderlo noto Coldiretti Puglia che ha, infatti, evidenziato come su 425 mila anziani over 70, ben 147mila vivono attualmente con pensioni minime di circa 516 euro, con uno scenario che si aggrava nelle aree rurali più difficili da presidiare.

    A questo si aggiungono tutte le problematiche derivanti dalla pandemia che ha generato ansie e preoccupazioni nei soggetti più vulnerabili e sensibili. Tra questi, inevitabilmente, gli anziani, e in particolare quelli soli, particolarmente esposti a queste dinamiche e soprattutto sempre più a rischio raggiri e truffe.

     

    Sulla scorta di quanto rilevato, si è tenuto l’incontro tra l’Associazione regionale dei Pensionati di Coldiretti Puglia, Giorgio Grenzi, presidente nazionale dell’Associazione Pensionati Coldiretti e Rosa Barone, assessore al Welfare della Regione Puglia.

    Nel corso dell’incontro, Angelo Marseglia - presidente dell’Associazione regionale dei Pensionati di Coldiretti Puglia - ha sollevato l’importanza di avviare “una stretta sul piano socio-sanitario regionale scaduto a dicembre 2020 che va rifatto per il prossimo triennio fino al 2023, con servizi di domiciliazione e programmando interventi nel campo della prevenzione, della cura e della tutela della salute”. “Abbiamo chiesto l’istituzione di un tavolo regionale della terza età presso l’assessorato al welfare, proposta accolta con favore dall’Assessore regionale Barone - ha aggiunto - al fine di partecipare attivamente e con proposte concrete alle scelte che si andranno a determinare per la riformulazione del piano regionale delle politiche sociali e candidarsi sin da ora a collaborare, per la sua attuazione, negli ambiti territoriali pugliesi”.

    Di qui, l’intervento di Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia: “Va attuata la legge sull’invecchiamento attivo, allargando il provvedimento anche ai pensionati del lavoro autonomo, attraverso politiche integrate a favore delle persone anziane, valorizzando le loro esperienze professionali, formative e cognitive”. “È grave il disagio avvertito dai nostri anziani, presenza vitale nelle campagne - ha proseguito - a forte rischio truffe e raggiri, con una condizione già ai limiti della fascia di povertà per le pensioni minime e con uno Stato Sociale sempre meno attento ai loro bisogni e a quelli delle loro famiglie”.

     

    “I legami parentali sono fra i più importanti per garantire qualità e serenità di vita alle persone più avanti negli anni che spesso - ha poi ribadito Angelo Marseglia - devono affrontare patologie più o meno gravi per le quali l’aspetto psicologico è parte integrante della terapia riabilitativa, insieme alla collaborazione degli oltre 350 mila operatori di cooperative sociali e di assistenza che seguono milioni di famiglie, affiancando il lavoro dei servizi pubblici”.

    “La presenza degli anziani all’interno della famiglia in generale, e di quella agricola in particolare, è stata considerata come una forma arcaica da superare - scrive Coldiretti Puglia - con la crisi, invece, si sta dimostrando fondamentale per affrontare le difficoltà economiche e sociali di molti cittadini: la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è un modello vincente per vivere e stare bene insieme, non un segnale di arretratezza sociale e culturale come è stato spesso affermato”.

     

    Le pensioni aiutano i bilanci per più di una famiglia su tre con la presenza dei nonni in casa che viene giudicata positivamente per il contributo economico e sociale che sono in grado di offrire in un momento di difficoltà” - ribadisce Coldiretti. “Da qui la necessità di intervenire per tutelare gli anziani, patrimonio di esperienza e ausilio vitale nelle famiglie, recuperare il potere di acquisto delle pensioni più basse, eliminare ogni forma di discriminazione fra lavoratori dipendenti e autonomi, anche per quanto attiene gli assegni familiari, riconoscere un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità e/o non autosufficienza, definire i livelli essenziali di assistenza, potenziare i servizi di prevenzione presso gli ambulatori di medicina generale allo scopo di assicurare gli accertamenti diagnostici in forma ambulatoriale agli anziani a basso reddito, con riduzione delle liste di attesa, dei ricoveri in ospedale e della spesa sanitaria”. E conclude: “È evidente l’insostenibilità sociale della situazione a carico dei coltivatori pensionati e delle loro famiglie, sui quali si vanno sempre più scaricando i disservizi e le insufficienze dell’intervento pubblico”.

     

    Ilaria De Marinis
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