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    Giovedì, 22 Ottobre 2020 13:29

    Eurostat: l’agricoltura biologica è made in Sud

    Agricoltura biologica, Sicilia e Puglia prime regioni europee per vastità di aree coltivate.

    Rispettivamente con 357mila e 194mila ettari dedicati, secondo i dati Eurostat, le due regioni del Sud Italia si posizionano in testa alla classifica europea con almeno il 15% delle aree coltivate in bio.


    Superate solo dalla regione austriaca di Salisburgo che vanta il 51,8% della superficie agricola convertita con circa 93mila ettari dedicati, le due regioni del Meridione sono poi seguite dalla Calabria con quasi il 30%. A maggioranza italiana, anche la classifica delle regioni che hanno incrementato le superfici coltivate con metodo biologico nell’ultimo triennio. Delle dieci in vetta, sei infatti sono del Bel Paese: Liguria, Val d’Aosta, Abruzzo, Basilicata, Umbria e Toscana.


    D’altra parte, sempre secondo i dati Eurostat, degli 11,4 milioni di ettari bio in Europa, due milioni sono italiani. In generale, in tutto il territorio europeo la superficie coltivata a biologico ha comunque registrato un incremento del 34% dal 2012, arrivando così ad utilizzare il 7,1% della superficie agricola totale.


    Per quanto riguarda il Meridione, Sicilia, Puglia e Calabria insieme rappresentano il 43% della superficie agricola biologica nazionale e il 39% delle aziende agricole bio.


    A confermare i dati dell’Annuario di Eurostat, anche Ismea e Sinab, secondo i quali l’Italia, in tema di biologico, è il Paese leader in Europa, con 80mila operatori e 2 milioni di ettari coltivati, pari al 15,8% della superficie agricola utilizzabile nazionale. Confermando la doppia cifra dei terreni coltivati a bio con una crescita del 75% negli ultimi dieci anni, il Bel Paese si attesta così ben al di sopra della media europea.


    In particolare, nel settore ortofrutticolo bio, confrontando i dati del 2017 con quelli del 2018, secondo smea e Sinab, si possono notare una serie di variazioni: la frutta da zona temperata cresce del 10%, i piccoli frutti dell’11% e la frutta da zona subtropicale del 7%. Al contrario, si registra una diminuzione del 10% per gli agrumi.


    Altro dato interessante è poi quello relativo ai consumi. Durante il lockdown, infatti, sono aumentati dell’11%. Un dato significativo anche in relazione al trend generale dell’ultimo decennio che ha visto la percentuale dei “consumi bio” triplicare. Ad aumentare è stato il consumo di prodotti sia trasformati che freschi, prima fra tutti la frutta.


    Sulla base di questi dati, ulteriore fermento al settore sembra darlo la politica. La ministra all’Agricoltura Bellanova ha infatti firmato un bando che prevede un finanziamento di oltre quattro milioni per progetti di ricerca in agricoltura biologica. L’obiettivo è appunto vincere la sfida che questo settore ormai “di eccellenza, solido e in crescita” - come dichiarato dalla Bellanova - lancia all’agricoltura stessa.


    Molteplici le direzioni lungo le quali possono muoversi i progetti: dal miglioramento delle produzioni biologiche all’innovazione dei processi produttivi delle imprese biologiche, dallo sviluppo della fruizione e diffusione dei risultati raggiunti agli incentivi per la diffusione dei benefici e vantaggi dell’agricoltura biologica.


    Come sottolineato dalla ministra, proprio alla luce degli ultimi dati è “facile dunque comprendere come la ricerca assuma un ruolo privilegiato e vada assolutamente sostenuta. Una sfida su eccellenza e qualità produttiva e ambientale che ci vede coinvolti con grande determinazione, anche alla luce della grande solidità dimostrata da questo segmento nei mesi di crisi sanitari ed economica”.


    “D’altra parte la Strategia Farm to Fork dà come obiettivi entro il 2030, il 25% delle superfici agricole condotte in regime biologico, e la riduzione contestuale dei fitofarmaci di sintesi e degli antibiotici come fertilizzanti chimici - ha proseguito - Dopo i 5 milioni di euro per favorire la diffusione degli alimenti biologici nelle mense scolastiche, questo ulteriore stanziamento è un altro passo di grande importanza”.


    “Ricerca e Innovazione sono infatti nel Dna dell’agricoltura biologica, un settore sempre alla ricerca di strategie tecnico-agronomiche innovative per rispondere alle problematiche che i produttori si trovano quotidianamente ad affrontare. Soluzioni innovative che non di rado si diffondono all’intero settore agricolo”, ha poi aggiunto la Bellanova.


    “L’agricoltura biologica assume dunque un ruolo prezioso e trainante rispetto a un’agricoltura, quella italiana, che nel suo insieme è all’avanguardia in tema di sostenibilità delle tecniche produttive. L’impegno è dare continuità a questo percorso dinamico di miglioramento e innovazione che non può e non deve arrestarsi”.


    Concludendo ha quindi dichiarato: “Abbiamo sempre più bisogno che l’innovazione si traduca in soluzioni operative “testate” in campi reali e non solo nei siti di ricerca e sperimentazione. Ed è proprio per questo che uno dei requisiti obbligatori del bando è la partecipazione effettiva di aziende biologiche e biodinamiche. Come altro elemento essenziale è che i risultati siano resi fruibili in maniera semplice ed immediata ad agricoltori, tecnici e altri soggetti interessati”.



    Ilaria De Marinis 
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