Politica agricola comune: la revisione è realtà

Passa in tempi record al Parlamento europeo la proposta di legge, esultano gli agricoltori

da uvadatavoladmin
politica agricola comune

Sembra passata una vita da quando, a inizio anno, imperversavano le proteste degli agricoltori per le strade italiane, a Bruxelles e a Strasburgo, a bordo dei loro trattori. Il 24 aprile scorso il Parlamento europeo ha definitivamente approvato la revisione del regolamento sui piani strategici della politica agricola comune (PAC) 2023-2027 e del regolamento orizzontale con 425 voti a favore, 130 contrari e 33 astensioni. Il progetto di legge, già modificato con proposte tecniche dal Comitato speciale agricoltura del Consiglio Ue e per cui si è scelta la procedura d’urgenza, è ora una realtà. L’approvazione da parte del Consiglio Agrifish (Agricoltura e Pesca) è praticamente scontata, subito dopo la legge sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale ed entrerà in vigore. Gli agricoltori, quindi, potranno già applicare le famose “condizionalità” ambientali a partire dall’anno in corso per le loro richieste di sostegno finanziario.

Una revisione urgente

La promessa della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, era quella di giungere alla revisione della politica agricola comune europea entro la fine della primavera e così è stato. Dopo il voto del Parlamento europeo per avviare la procedura d’urgenza, nei giorni scorsi è arrivata anche la richiesta del Partito Popolare europeo di votare la proposta il 24 aprile, un giorno prima del previsto. Tutto per non incappare in una possibile bocciatura nell’ultima sessione plenaria prima delle elezioni europee. Un’approvazione in tempi record, con alcuni step saltati rispetto al normale iter legislativo, per un pacchetto che vale oltre 300 miliardi di euro. 

Le reazioni al voto

La notizia ha colto positivamente gli agricoltori europei, oltre alle associazioni di categoria. Il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha espresso soddisfazione. Il ministro del governo Meloni ha parlato di un primo passo in avanti rivendicando il ruolo del governo italiano nell’iter della riforma della Pac. “L’Italia si è fatta capofila della coalizione degli Stati membri, attivi sul fronte della riforma che hanno chiesto a gran voce di modificare aspetti fondamentali per l’agricoltura – ha detto il ministro Lollobrigida – quella di oggi è stata senza dubbio una risposta importante, ma non definitiva”. 

Lo scorso 23 aprile Confagricoltura ha lanciato un manifesto contenente le dieci proposte per un’Europa più vicina all’agricoltura, in cui si chiede un aumento del bilancio europeo destinato all’agricoltura, in particolar modo anche per la gestione comune dei rischi e dei danni provocati dagli eventi estremi del cambiamento climatico. Inoltre, tra le altre cose, si chiede l’eliminazione degli obblighi relativi alla rotazione obbligatoria e alla destinazione non produttiva dei terreni. 

Il testo approvato a Strasburgo però ha scosso gli animi degli ambientalisti mentre sono stati inutili i tentativi dei Verdi in plenaria di rigettare la proposta. Greenpeace, nelle scorse settimane, aveva inscenato una protesta fuori dal Parlamento europeo. L’organizzazione non governativa con le parole di Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura, ha sottolineato come “la politica europea sta trasformando le norme di protezione ambientale in un capro espiatorio, senza affrontare le vere cause della crisi che colpisce il settore”. GreenPeace, in particolare, ha criticato l’affossamento delle ultime misure di protezione ambientale rimaste, il quale renderà gli agricoltori più vulnerabili ai cambiamenti climatici estremi. Il gruppo dei Verdi ha ribadito come “senza natura non ci sono più né gli agricoltori né la sovranità alimentare”.

Cosa comporterà la revisione della PAC

Con la revisione della PAC 2023-2027 sarà prevista l’eliminazione completa della destinazione di una quota minima del terreno coltivabile ad aree non produttive (terreno incolto). Gli Stati membri sono tenuti a istituire un eco schema che offre sostegno agli agricoltori per mantenere una parte dei terreni coltivabili in stato non produttivo, in cambio di una ricompensa per favorire quindi la biodiversità sui terreni agricoli e delle aree rurali. Sarà mantenuta la rotazione delle colture, anche se gli Stati membri potranno aggiungere la possibilità di soddisfare questo requisito con la diversificazione delle colture. 

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Tra le modifiche più importanti della politica agricola comune c’è l’esenzione per le aziende agricole sotto i dieci ettari dai controlli di condizionalità e dalle sanzioni.

Riguarderà il 65% dei beneficiari della Pac; lo scopo sarà quello di alleviare l’onere amministrativo legato ai controlli, più elevato per le piccole aziende rispetto alle altre. All’interno è previsto anche l’aumento del numero di richieste di modifica della Pac da una a due all’anno.  

Le elezioni europee sono alle porte e il voto degli agricoltori, oltre che della gente delle zone rurali dell’Unione Europea, potrà cambiare il volto del Parlamento. I governi nazionali hanno accolto a braccia aperte le modifiche della PAC, non si sa invece se le misure cambieranno qualcosa all’interno del settore.

 

Silvio Detoma
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