Agrumi, occorre monitorare la cicalina verde

Il perdurare di un clima mite sta favorendo l’attività trofica della cicalina verde a carico dei frutti: ma di cosa si tratta? E quali danni può provocare?

da uvadatavoladmin
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Quest’anno, specialmente al Sud Italia, l’inverno sembra ancora molto distante. Per quanto piacevole per i più freddolosi, però, il perdurare di condizioni climatiche come quelle attuali – nel caso degli agrumi – sta favorendo l’attività trofica della cicalina verde (Asymmetrasca decedens) a carico dei frutti.

Tra le specie più comuni nell’ambito dei cicadellidi, A. decedenscicalina responsabile della fetola parassitaria degli agrumi – si riproduce attraverso gli stadi di uovo, neanide, ninfa e adulto.

Nel corso dell’anno svolge 2-3 generazioni a carico di piante erbacee coltivate. Da queste, tra l’estate e l’autunno, gli adulti si portano sugli agrumi per nutrirsi dell’epicarpo di frutti di arancio, mandarino, clementino e altre specie simili. Le punture della cicalina sull’epicarpo causano la distruzione delle ghiandole oleifere con relativa emissione degli oli, determinando la comparsa di macchie giallastre (sulle arance) o ferruginose (sui mandarini) a contorno irregolare, indicate come “colpi di fecola”.

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Nello specifico, la cicalina verde inizia tipicamente a fare la sua comparsa negli agrumeti sul finire di ottobre, creando macchie brune sui frutti (la fetola, appunto) a causa della sua attività trofica. Poi, con l’avanzare dell’inverno, quando la vegetazione erbacee inizia a scarseggiare o se il cotico erboso viene distrutto, la cicalina si sposta in massa negli agrumeti, attaccando i frutti in fase di maturazione o in prossimità della raccolta. Considerato il clima non particolarmente rigido, però, l’empoasca potrebbe continuare la sua attività trofica a carico dei frutti più del solito, provocando quella sintomatologia nota come “fetola parassitaria”. Questa consiste nella comparsa di caratteristiche macchie necrotiche sulla buccia che, pur non danneggiando la parte edule, possono causare notevole deprezzamento del prodotto.

Dove il clima è ancora mite, in particolare nelle regioni dell’Italia meridionale, è dunque fondamentale procedere ora con il monitoraggio del fitofago.

E laddove oltre il 2% dei frutti presenti le caratteristiche oleocellosi indotte dalle punture dell’empoasca, occorre intervenire con i trattamenti. Questi, però, devono essere accuratamente meditati poiché spesso la portata del danno risulta ben più modesta di quanto comunemente ritenuto.

In generale, infatti, la carica infestante del fitofago può essere adeguatamente monitorata sia con l’uso di trappole per la cattura degli adulti, sia con ispezioni macroscopiche di campo. Utile al contenimento può risultare inoltre il razionale diserbo meccanico del sottochioma, evitando la consociazione con essenze orticole.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

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