Anatre per un’uva da vino più sostenibile

L'industria dell'uva da vino sudafricana impiega circa 270.000 persone, ma a fare compagnia le anatre che collaborano nutrendosi di insetti e parassiti.

da Silvia Seripierri

L’industria vitivinicola sudafricana impiega circa 270.000 persone, ma a fare compagnia agli operatori e a collaborare per ottenere produzioni sempre più sostenibili ci sono le anatre corritrici indiane. Si tratta di animali da cortile tra i più diffusi al mondo e incapaci di volare, ma che grazie alla loro posizione eretta e al senso dell’olfatto altamente sviluppato offrono un importante aiuto in vigneti di uva da vino, nutrendosi di insetti e parassiti.

Lo sanno bene nei vigneti di uva da vino di una cantina sulle rive del fiume Eerste, fuori Città del Capo in Sudafrica, dove è stata recuperata una tecnica – a quanto pare secolare e già nota – che consiste nello schierare un “battaglione” di anatre in vigneto.

Stormi di anatre pattugliano le viti di uva da vino e si cibano di insetti e parassiti, consentendo ai viticoltori di ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari. Questi uccelli mangiano per esempio afidi, piccoli insetti e lumache, assicurando un vigneto privo di parassiti. Proprio le lumache rappresentano una problematica molto sentita in alcuni Paesi viticoli, dove questi molluschi arrecano ingenti danni produttivi in vigneto, specialmente in fase di germogliamento.

Come anticipato, la tecnica sembrerebbe essere già nota anche in altre parti del mondo. A Bali, per esempio, le anatre sono regolarmente impiegate per fertilizzare le risaie prima della semina, mentre in Cina per mangiare ingenti quantità di locuste. E ora l’efficienza di questi uccelli viene testata quotidianamente anche in Sudafrica, dove i simpatici animali collaborano per produrre uva da vino di ottima qualità e vini che si contraddistinguono proprio per sostenibilità e unicità.

uva da vino

Anatre all’opera: come avviene il lavoro

La disposizione di anatre in vigneto sposa il concetto di agricoltura rigenerativa, con il quale si intende l’insieme di tutte quelle pratiche, consuetudini e saperi che mirano alla produzione di frutta e verdura per soddisfare le necessità dell’uomo e, al tempo stesso, garantiscono basso impatto ambientale e una rigenerazione della fertilità del terreno. Oltre a consentire un minor impiego di prodotti fitosanitari, infatti, le anatre arricchiscono il suolo con il proprio letame.

“È incredibile come si comportano, camminano in fila, ed è come se fossero un esercito”, ha raccontato un turista che ha assistito a questo spettacolo. Come chiarito dai produttori, le “truppe” di anatre vengono liberate in vigneto per un periodo di circa 14 giorni e il loro congedo avviene alla vendemmia, proprio per evitare che gli uccelli mangino l’uva.

Inoltre, per mantenere la concentrazione delle anatre in vigneto, i produttori sudafricani si servono di un piccolo gruppo di oche che proteggono le loro compagne piumate dai predatori.

Com’è evidente, si tratta di un sistema altamente innovativo e valido, pur necessitando di approfondimenti e ulteriori valutazioni volte a capire come inserire questi uccelli anche nei vigneti di altri Paesi. Tra cui l’Italia, dove – soprattutto in alcune regioni – si sente spesso parlare di irruzioni di cinghiali che mangiano l’uva e depredano il vigneto. In quest’ottica, l’adozione di una pratica utile e vantaggiosa come questa permetterebbe allora ai viticoltori di coniugare le buone pratiche agricole di agricoltura rigenerativa con i caratteri di sostenibilità e unicità. Il tutto nella direzione di produzioni sempre più eco-friendly e di una promozione tecnica e commerciale del territorio.

 

Silvia Seripierri

© fruitjournal.com

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